VIAGGIO A ROMA – Parte I

“Quando vuoi Nora. Io son pronto. Mi dici tu e ti metto su un volo. Puoi andare e tornare in giornata se vuoi… Oppure restare la notte…
Decidi tu, little girl..”

Nora rilegge quel messaggio, ha il biglietto in mano stampato da una mail. È mattina prestissimo, ancora non è sorto il sole, è in aeroporto e attende di poter fare il check in. In realtà è ancora molto dubbiosa. Questo mette in forte discussione tutte le sue menate sulla sicurezza, non vuole ripetere l’esperienza con i due uomini incontrati nel bar tempo fa. Non che non sia stata una bellissima esperienza, galvanizante e che la pervase di adrenalina per giorni e giorni, ma un rischio davvero stupido e da ragazzina inesperta quale lei non è più.
Mentre pensa arriva il suo turno davanti alla signorina del check in… “Prego, tocca a lei” la esortano quelli dopo di lei in fila. – Cazzo, lo so… non spingete! Non ho ancora deciso se tuffarmi o no… – “Signorina?” la hostess allo sportello la guarda con sguardo dubbioso. Nora socchiude gli occhi per un attimo, fa un balzo in avanti e si tuffa. “Buongiorno. Ecco il mio biglietto”

Nora scende dalla navetta e attraversa il grande atrio dove ci sono i rulli per la consegna bagagli. Ha un piccolo bagaglio a mano va dritta verso la porta scorrevole aldilà della quale si affollano parenti e amici. Non sa chi cercare, non si sono mandati foto, lei non conosce lui, lui non conosce lei. – 48 anni, robusto, spalle larghe, 182 cm, castano scuro brizzolato, capelli corti, barba forse… non è facile – Nora si ferma poco dopo la porta che si chiude alle sue spalle per riaprirsi poco dopo per far uscire altri passeggeri. Si guarda intorno scrutando i presenti. Un uomo con gli occhiali in giacca e camicia aperta  la sta fissando davanti a lei. Si stringe la tracolla della borsa al petto e gli va incontro decisa. Lui attende che si avvicini, non fa alcun cenno. “Sei tu?” gli chiede con un filo di voce una volta arrivata a pochi passi da lui, lo guarda dal basso in alto, si è messa delle snickers per stare comoda. “Sono io, little girl” le risponde sfiorandole il mento con una mano.

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Passano il viaggio parlando pochissimo. Nora si tormenta mentalmente, vorrebbe non aver fatto quel passo stamattina – Quanto vorrei essere a casa mia, accidenti alla mia curiosità! – Lo scruta per scorgere qualche segno. Non sembra un uomo malvagio anzi. Ha un’espressione bonaria e rassicurante, solo gli atteggiamenti sono un po’ rigidi. Ha delle bellissime mani, grandi, forti ma affusolate e proporzionate. Sembra che lui non voglia metterla a suo agio, che voglia in qualche modo tenerla sulle spine. E comunque sia questa atmosfera porta Nora per un attimo ad essere a suo agio e nell’attimo dopo a voler scappare il prima possibile.
“Siamo quasi arrivati little girl, una volta a casa potrai rilassarti un po’, ti sento un po’ tesa”
“Beh, forse è normale, la situazione non è proprio comune. Non ci conosciamo e ci vuol..”
“Io ti conosco e io so cosa vuoi piccolina… Non devi temere niente da me. Trust, Care and Respect. Te l’ho ripetuto tante volte little girl… ormai dovresti saperlo che non ti farei del male.”
Le sue parole entrano nelle orecchie di Nora e la scaldano nel profondo. Sente che piano piano tutto il suo corpo inizia a rilassarsi.

Arrivano in un albergo in centro, l’uomo esegue la registrazione. “Mangiamo qualcosa, ti va?” Le dice con voce gentile.
“Mmmm non so, non ho davvero fame ora”
“Ti consiglio di mangiare qualcosa Nora, non avrai modo di farlo per le prossime ore e ho bisogno che tu abbia energia a sufficienza…”
Nora si lascia convincere. Una spremuta e un cornetto alla crema. Lui solo un caffe, amaro.
Salgono in ascensore. Lui la guarda. Ha con sé uno zainetto, sembra alquanto pesante.“Appena entreremo in quella stanza ti voglio come devi essere: remissiva, ubbidiente, silenziosa. Non parlare se non te lo chiedo. Ascolta attentamente quello che ti dico di fare. Fidati di me Nora e lasciati guidare” Lei lo guarda già in adorazione, riesce solo a fare cenno di sì con la testa. L’ascensore si ferma, lui le fa segno di passare e le cinge la vita con la sua bella mano affusolata.

— CONTINUA —

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