Ste & Nora – Circles (Cap. 2)

[PROSEGUE DAL CAPITOLO 1]

Dopo un’oretta sulla spiaggia passata prendendo il sole e scattando foto del panorama e dei dettagli più apparentemente inutili per il suo Ste, Nora sente la necessità di bagnarsi, suo malgrado. In tanti conoscono la sua ritrosia verso il mare. Si alza e va verso le onde leggere, la temperatura dell’acqua è perfetta, rinfrescante ma non gelida, Nora si immerge piano come suo solito, ogni volta è come la prima con il mare, deve prendere un po’ di confidenza con l’elemento, quella distesa davanti a lei le da una sensazione insopportabile di vastità e profondità e la intimorisce. Quando l’acqua le arriva alla vita prende il coraggio, unisce le mani e si immerge del tutto, arriva al fondo e risale subito. – Bene, andata… – Ritorna in fretta sulla solida spiaggia. Avvicinandosi al suo telo sente dalla borsa il cellulare che squilla, la suoneria è quella di Ste. Infila le cuffiette che son già attaccate al jack e swype per rispndere.
“Ciao!! Ti sei liberato finalmente?!”
“Nora, tesoro, ma… dove sei?… ”
“Sono al villino, te l’ho detto Ste… ma, perchè hai questa strana voce? Che succede?”
“No, niente… giornata un po’… strana. Ma le foto le hai fatte? Sei davanti al portatile?”
“No… qui faceva caldo, sono in spiaggia ma ci metto un attimo a tornare se vuoi… “
“No vabbè … stai lì intanto, tranquilla… e dimmi… che c’hai addosso? solo un costumino e bagnato?”
L’abbassamento di tono nella voce quasi la fa arrossire, mentre piega la testa e si guarda.
“Si vabbè… ma sono sola in spiaggia… non è ancora stagione, non c’è nessuno… “
“Tutta sola con me al tel, mezza nuda e… bagnata… .suona familiare, no?” sta sorridendo, ma la sua voce è diventata quasi dura, asciutta, anche se il tono è ancora basso, volutamente sulla frequenza che più e capace di penetrarla.
Le dà il tempo di arrossire, poi continua.
“Quanto lontana sei, dal villino? Sei al paese?”
“No Ste… sono andata dall’altro lato… ma sono pochi minuti, davvero… mi alzo e vado… “
“Non ti ho detto di alzarti” il tono è freddo, duro, mentre il pollice sfiora la leva del gas e individua in che direzione è andata.
“Anzi, proprio NON ti alzi. Sai cosa fai ora? Mentre io vado ad appartarmi, ti guardi intorno e mi descrivi quello che vedi, alternandolo con quello che stai facendo al tuo corpo… voglio la porca, tes.”
Sente il gonfiore tra le sue cosce farsi evidente, l’eccitazione gli arriva al cervello.
“Ma… qui? il villino è qua dietro… “
“Hai detto sei sola, no? Pensavo fossi mia… la MIA troia. Forse sbagliavo…”
L’attimo di silenzio fa male a lui quanto a lei, ma oggi vuole di più. PER lei, non solo DA lei.
Prima che abbia il tempo di dire qualcosa ricomincia.
“Ma sono sicuro di non sbagliarmi… chiamiamola col suo nome: masturbazione in pubblico, tesoro. Per una porca non è troppo e io lo so che lo sei… E poi lo sai, se sei con me non è semplice masturbazione. Quindi infila due dita negli slip mentre ti dico cosa farai… “
Lei obbedisce, quasi ipnotizzata, ancora sconvolta all’idea, guardandosi attorno e vedendo che non c’è anima viva, almeno fino alla linea di arbusti.
“Ora ti sfiori, come la porca che sei, quando vuole far saltare su un cazzo per poi giocarci. Io starò in silenzio, hai 10 minuti: descrivi il panorama, descrivi cosa fanno le mani, parlami del mare, dimmi come ti stai eccitando… avanti così, tutto chiaro, tes?”
Le sue dita non hanno smesso di sfiorare il clitoride, senza quasi se ne accorgesse.
“Sì… sì Ste, come tu vuoi…”
“Dillo, cosa sei… “
Lei sorride, eccitata “La tua porca… la tua troia …”
“Brava tes, è proprio questo a fare la differenza, quel LA TUA. Ora inizia, fammi eccitare che lo sai fare così bene…“
Silenzia il microfono al volo, infila il casco sistemando l’auricolare e accende.
Ignaro dello sguardo incazzato per la polvere che alza la sua sgommata, infila il sentiero parallelo alla spiaggia, vibrante di gioia e passione, mentre quella voce flautata gli accarezza l’anima e gli fa tendere i pantaloni.
Sono questi i momenti che le fanno adorare il suo Ste… si sente eccitata e vuole riuscire ad eccitarlo, come le ha chiesto. Si butta il kaftano fra le gambe, per coprire la sua mano infilata nello slip e continua a toccarsi, come lui le ha chiesto.
“Sono nella spiaggetta adiacente al campeggio, dietro di me una radura fra gli arbusti usata come parcheggio e c’è un chiosco… Oh, ci sono i proprietari Ste, mi potrebbero vedere…” Il cuore le salta in gola, non aveva considerato il Gabbiano, il chioschetto bar della spiaggia, aperto praticamente sempre. Si sistema un po’ meglio in modo da dare le spalle e non essere notata dai due ragazzi che sono seduti a uno dei tavolini.
“Sto guardando il mare, è molto calmo oggi… Accarezzo il clitoride con la mano destra, le gambe piegate e aperte, adesso infilo due dita dentro… ah… sono molto umida Ste, la tua voce mi ha fatto bagnare all’istante. Assaggio le dita… mmhhh sono molto salate, sono sicura ti piacerebbe il mio sapore mischiato con l’acqua del mare… Infilo di nuovo le dita, più a fondo, e con il palmo della mano faccio pressione sul clitoride e sfrego piano… Oh… Ste… mmm… .” Il respiro si fa affannoso e la sua mano lavora sempre più veloce. Si ferma di scatto e si volta verso il chiosco e il parcheggio. Una macchina parcheggia e scendono due ragazze e una anziana signora. “Ste… sono arrivate delle persone, io … non so se riesco, spero non si sistemino troppo vicine a me… . ” Le tre trovano posto a diversi metri da Nora, la guardano di sfuggita e cominciano a sistemarsi con ombrellone e sedie sdraio. La signora punta Nora e comincia a camminare verso di lei. – Cazzo dai, ma che vuoi da me?… –
“Signorina buongiorno! Ma, si ricorda di me?” Le urla venendole incontro. Nora toglie velocissima la mano dalle mutandine e fa cenno alla signora che è al telefono. “Ah mi scusi mi scusi, non avevo visto… Torno dopo, torno dopo… .” Le dice facendole cenno con la mano di stare tranquilla.
“Cazzo Ste… una signora, mi ha interrotto, non so chi cazzo sia ma davvero mi ha spento del tutto… perdonami, non riesco ad andare avanti. Accidenti, forse non è stata una così buona idea venire qui… Torno al villino? Posso tornare Ste? Mi senti?” Le domande scemano in un tono discendente.
Si ferma, spegne il motore, troppo rumoroso, lo tradirebbe. Sblocca l’audio tenendo il microfono dell’auricolare quasi chiuso in pugno per coprire i rumori.
“Dimmelo tu. Se vuoi fallire, smetti pure. Forse non sei poi così porca, o così MIA”
Prima che lei risponda ha già messo il mute ed è ripartito. Posteggia dietro il chiosco, la vede. – Guarda il mare… fissalo… non guardarti attorno e ricomincia… dai tes… –
Sente un fiotto di sangue salirle al volto. Le sue parole sono dure e vanno a segno. Non vuole deluderlo, l’ultima cosa che vuole è sentire di averlo deluso.
“Va bene, rimango Ste… ” Si sistema meglio che può, si sdraia sul telo, si posiziona sul fianco sinistro, proteggendosi dalla vista delle persone alle sue spalle. La mano destra torna dentro lo slip, si meraviglia a sentirsi ancora così eccitata.
“Ste, ho rimesso la mano dentro lo slip, infilo le dita dentro la figa…” La sua voce trema e vacilla, combattuta tra la vergogna dell’esporsi e la voglia di non doversi vergognare per averlo deluso.
“Quanto ti vorrei qui con me ora Ste, vorrei fosse la tua mano, vorrei ci fossero le tue braccia a cingermi… mmm… oooh… Ste, oh Ste… Ho voglia del tuo cazzo….” Il pensiero di averlo là a fianco le fa dimenticare tutto il resto, il chiosco, il caldo, la vecchia impicciona, chiude gli occhi ed è con lui. La guarda negli occhi e quello le basta per sentirsi al sicuro, per sentirsi desiderata.
“Oohh… Ste mmhh” La mano entra ed esce veloce, Nora non riesce a trattenere un gemito, non le interessa più di niente, le basta che il suo Ste la senta, la senta godere per lui.

“Grazie Ste… riesci sempre a portarmi un po’ oltre, anche quando penso di non averne la forza. Grazie” Gli sussurra mentre si stende sulla schiena e sposta il kaftano.

– E brava la mia Nora.. se non fosse stata per la telefonata in corso, era difficile capire cosa stava succedendo… tranne per il tremito finale… – Si guarda intorno, nessuno sembra aver notato niente.
“Sei stupenda, bravissima… Ora voglio che chiudi gli occhi. Chiusi. E mi dici cosa senti… cosa percepisci… con tutti i tuoi sensi…”
Esclude il microfono, inizia a correre. Taglia in diagonale, per non arrivare troppo vicino.
“Mmm… sono ancora bagnata, sento la mia figa umida come piace a te, c’è un po’ di vento, ma l’aria è calda… si sentono le onde, sono molto vicino al mare… ”
Con passi a metà tra il ninja e il nativo d’America è ormai a meno di 2 metri , tra lei e il mare. Copre con la mano voce e telefono, riaccendendo il microfono. Sussurra appena.
“Tieni gli occhi chiusi… strizzati un seno… zitta e fallo… e poi infilati due dita dentro… profonde… NON OSARE APRIRE GLI OCCHI, voglio vedere quanto sai obbedire… ”
Nora trasalisce nel momento in cui il suo tono si fa così perentorio, ma obbedisce… esitante, con un pensiero alla vecchia impicciona. Una mano strizza il seno, l’altra è dentro lo slip, le dita entrano
“Ora apri gli occhi, Nora… ”
Il sole è alto e caldo sopra il mare. Nora solleva appena la schiena, fatica ad abituare lo sguardo alla luce. Vede l’acqua riflettere i raggi del sole. Davanti a lei una figura maschile in controluce a circa due metri sembra stia aspettando qualcosa da lei, istintivamente toglie la mano dallo slip. Cerca di focalizzare lo sguardo sul volto ma il sole accecante non le permette di distinguere i lineamenti. Si porta la mano sopra la fronte a proteggere gli occhi. Il volto piano piano affiora. Nora lascia cadere il telefono sul telo, toglie le cuffiette. Si alza in piedi e fa due passi titubanti verso quella figura silenziosa davanti a lei. Più si avvicina e più sente il cuore batterle forte nel petto. – Non può essere…. non può essere…- Adesso è vicina abbastanza, vede quel volto, lo riconosce. Si copre il viso con le mani sopraffatta dall’emozione e dalla sorpresa. Sente le sue braccia avvolgerla.
“Tesoro… sono io, sono qui. Guardami” Nora solleva lo sguardo verso il suo Ste, il suo viso è bagnato di lacrime di gioia, un sorriso enorme le illumina lo sguardo.
“Ciao Ste!” è l’unica cosa che riesce a dirgli prima di baciarlo.

– CONTINUA –

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