L’attesa della schiava

Mi sono preparata come mi ha chiesto. Sono nuda, bendata e ho indossato i tacchi che Lui ama tanto. Mi ha chiesto di mettermi contro il muro, vicino al televisore acceso a volume sostenuto e di aspettarlo dando le spalle alla porta. Mi ha chiesto di indossare anche le cuffiette con la musica alta in modo da non sentirlo arrivare. Le manette, quelle non è stato facile metterle, mi ha chiesto di tenere le braccia dietro la schiena ma non sono riuscita ad agganciarle in quella posizione. Dopo diversi tentativi ho deciso di tenere le braccia davanti a me… So già che questa disobbedienza mi costerà qualche scudisciata, è giusto, non ho rispettato alla lettera le sue disposizioni.
Ho già sentito due canzoni intere della mia playlist. Non so quanto tempo è passato, forse sette minuti, forse meno o forse di più. Mi ha chiesto di mettermi in posizione qualche minuto prima del suo arrivo. Non mi avrebbe avvisato in nessun modo questa volta. Quindi l’attesa è più lunga e indefinita. Ma non sento disagio. So che Lui arriverà e mi guarderà. Controllerà che tutto quello che ha chiesto sia stato eseguito. E poi? E poi mi toccherà, o mi abbraccerà, non lo so. Non so come si paleserà. Io aspetto, con fiducia e serenità. Ho perso il conto delle canzoni che ho sentito. Ho perso la percezione del tempo che ho passato qui in attesa. I piedi nelle scarpe cominciano a farmi male, avrei voglia di muovermi e camminare, ma non posso, devo attendere in questa posizione, come Lui mi ha chiesto. Provo a spostare un po’ il peso su una gamba e poi sull’altra, per poi tornare dritta in posizione. Sento il mio corpo ondeggiare impercettibilmente, avanti e indietro, cerco di fissare l’equilibrio ma non è facile senza punti di riferimento visivi, senza la vista è difficile stare ferma. I polsi nelle manette mi fanno male, provo a ruotare piano per dare un po’ di sollievo ma non posso muovermi più di tanto, forse le ho strette davvero troppo. Ancora un’altra canzone è finita, muovo piano le labbra seguendo il testo, ma Lui non è ancora arrivato. O forse sì, ormai sarà arrivato, forse è proprio alle mie spalle e mi sta osservando, sta controllando che mi comporti come richiesto. Devo stare ferma, in posizione, in attesa. Sì, deve essere dietro di me, forse anche vicinissimo a me, ma non lo sento, non percepisco la sua presenza, due dei miei sensi sono ingabbiati e non ho modo di capire se ci sia o meno. Posso solo attendere, pazientemente che Lui si palesi. No, non sarà contento delle braccia davanti, mi dispiace… Spero non rimarrà troppo deluso. Comincio a sentire caldo. Ho acceso il condizionatore come lui mi ha richiesto eppure sento gocce di sudore fra le gambe, sulle braccia. Ho caldo ma non devo muovermi, non posso muovermi, devo attendere pazientemente, ferma, in posizione.
Un abbraccio all’improvviso nel buio. Le cuffiette mi vengono tirate via. “Sei stata bravissima”.
Eccolo, è Lui, è arrivato. Il mio Padrone è finalmente qui.

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