Il falò

La sessione d’esami era stata superata da tutti con successo, ora li aspettava finalmente il riposo, il divertimento, l’estate. Per festeggiare degnamente decisero di organizzare un falò sulla spiaggia adiacente alla villetta di Claudia. Come d’abitudine ognuno avrebbe portato qualcosa: chi le birre, chi delle salsicce, chi dolci vari. La legna fu gentilmente offerta dalla riserva dei genitori di Claudia.
Nora arrivò nel tardo pomeriggio, insieme ad Anna. Trovarono ad aspettarle Claudia e Domenico, per tutti Dodo. Erano là già dalla sera precedente visto che avevano entrambi la villetta. Dodo si slanciò su Anna con un saluto molto affettuoso, li univa una conoscenza che risaliva alle elementari. Si presentò invece con molta formalità a Nora, era la prima volta che si incontravano, si erano visti solo di sfuggita in università e a qualche festa. Nora trovò che fosse un po’ eccessivo il suo porsi in maniera così affettata ma in fondo le sembrava un ragazzo simpatico. Occhi azzurrissimi, capelli biondi e fini tenuti un po’ lunghi sulla nuca, più basso di lei e corporatura massiccia. A volte i suoi occhi azzurri, nel bel mezzo di una conversazione, assumevano un’espressione spiritata e la cosa turbava non poco Nora ogni volta che capitava. Col tempo imparò a capire che quello sguardo poteva avere diversi significati, a volte sorpresa, altre volte gioia.
Dopo qualche ora, quando ormai il sole stava calando, arrivò il resto della comitiva. Una decina in tutto, molti più maschi che femmine. Nora si sentiva molto a suo agio fra i ragazzi e tutti avevano nei suoi confronti un trattamento che non riservavano alle altre ragazze, la consideravano quasi un maschio.

La serata ormai stava prendendo quota, le birre e gli alcolici iniziarono a girare e a scaldare gli animi, qualcuno era già sparito, in luoghi appartati lontano dalla luce del falò e dalla vista degli altri. Nora stava trasportando due grossi ceppi per alimentare il fuoco quando fu fermata da Dodo.
“Ma non ti ha detto mai nessuno che assomigli a Mary Elizabeth Mastrantonio?” Nora lo guardò per un istante, fissò quei suoi occhi allucinati e poi scoppiò a ridere.
“No! Sinceramente sei il primo che me lo dice!”
“Ma la conosci sì? Un’attrice molto bella, americana…”
“Sì sì, ce l’ho presente, ho visto alcuni suoi film… e proprio per questo mi viene da ridere. Non mi sembra davvero di assomigliarle…” Nora lo guardò sorridente e Dodo, sentendosi in imbarazzo, cercò di smorzare i toni ridacchiando di rimando.
“Sì, beh, giusto l’aria così… non so, ma quando ti ho visto la prima volta in facoltà me l’hai subito ricordata. Boh… forse alla fine non le somigli tanto… non so… Senti, ti va di entrare in casa? Qua fuori comincia a fare così umido” quest’ultima frase la disse con tono un po’ cantilenante, Nora sentì una strana sensazione ma accettò di accompagnarlo dentro casa. Si portarono dietro una bottiglia di birra a testa.

Dodo la portò nel soggiorno della sua villetta, si sedettero sul divano rimanendo in penombra, entrava solo la luce dei lampioni dalle finestre. Si mise ad osservarlo. Per quanto fosse indubbiamente un bel ragazzo, non poteva proprio dire che fosse il suo tipo, anche se in effetti non credeva di avere un tipo, non sicuramente dal punto di vista fisico. Solo che c’era qualcosa in lui di stonato e forzato. Sentiva l’attrazione di lui e ne era davvero lusingata eppure allo stesso tempo percepiva distanza e titubanza, una titubanza quasi innaturale.
Nora non aveva mai avuto prima di allora nessun contatto fisico di nessun tipo con l’altro sesso. La cosa non la turbava particolarmente, semplicemente non era capitato. Certo diciannove anni poteva sembrare un’età assurda per iniziare le esplorazioni sessuali, ma aveva avuto altre cose da fare prima di allora e soprattutto aveva preferito stare per i fatti suoi limitando al minimo i rapporti sociali. Il primo anno d’università le aveva permesso di cambiare prospettiva incontrando diverse persone molto stimolanti e costringendola a eventi sociali frequenti e divertenti.
I due rimasero in silenzio nella penombra per parecchio tempo. Nora si è sempre  sentita a suo agio nel silenzio e anche in quel momento non sentiva l’urgenza di riempirlo con parole a caso. Dodo invece era parecchio sulle spine, a disagio e inquieto, continuava a schiarirsi la voce come fosse in procinto di dire qualcosa. A un certo punto si avvicinò a Nora che lo guardò dritto negli occhi, senza parlare. Lui prese un respiro profondo e si gettò sulle sue labbra.
Nora sentì il contatto come qualcosa di morbido e umido, poi subito dopo percepì le sue mani cingerle i fianchi. Si lasciò abbracciare, si lasciò baciare. Schiuse le labbra e lasciò entrare la sua lingua. Una scossa elettrica le pervase la pelle appena le loro lingue si toccarono, sentì il cuore accelerare e una sua mano quasi senza controllo salì a infilarsi fra i suoi capelli fini e lisci, morbidi e setosi come i capelli di un bambino. Le loro bocche danzavano voracemente l’una sull’altra. Le mani di lui si posarono sul seno di Nora, ad accarezzarle piano i capezzoli da sopra il sottile top.
Una mano di Nora scese sul suo petto, spinta da una curiosità atavica; come una pallina su un piano inclinato quella curiosità non era più arrestabile, poteva solo accelerare e con essa cresceva in proporzione la voglia di scoprire. La mano si posò sulla patta dei pantaloni di Dodo, sentì il rigonfiamento sotto le sue dita, sondò e valutò le dimensioni con tocco leggero e incerto, come a chiedere il permesso.
Improvvisamente Dodo, come morso da una tarantola, scattò in piedi lasciando Nora di sasso.
“Non posso… non posso farlo… non posso” prese ad aggirarsi per la stanza respirando affannosamente, in preda a una crisi di ansia. Nora ancora eccitata dal momento non sapeva cosa stesse succedendo. Cercò di scuotersi dal torpore dei sensi.
“Dodo… ma che succede? Ho fatto qualcosa? Colpa mia?” con un profondo senso di impotenza, Nora lo guardava percorrere avanti e indietro la stanza. Il tono della sua voce era sempre più agitato e acuto.
“Non lo posso fare… non posso… non posso… mi sento male… sto male… chiama Claudia… chiamala, presto!” Nora si alzò e corse fuori. Trovò Claudia e le spiegò velocemente l’accaduto. Tornarono da lui e lo trovarono mollemente abbandonato sul divano, sudato, ansimante e ancora in preda all’ansia. Nora rimase fuori. Claudia era una vecchissima amica di Dodo, si conoscevano fin da bambini, lei avrebbe potuto aiutarlo.
Attese più di mezz’ora nel giardino, alla fine Claudia uscì e chiuse la porta.
“Adesso si è calmato, lo lasciamo qui, dice che non vuole tornare in spiaggia…”
“Va bene… ma… cosa è successo, io non credo di aver fatto niente per…”
“Ma no, Nora. Tu non hai fatto niente di niente” Claudia la guardò con aria divertita.
“Il problema è che lui voleva sperimentare a tutti i costi… e poi ha capito che l’esperimento non gli piaceva… Hai capito Nora?” le fece uno sguardo d’intesa. Nora rimase a pensare.
“No… non capisco…”
“Vabbè Nora, pure tu però, sei un po’ de’ coccio eh! Lasciamo perdere dai… andiamo che c’è un’altra grigliata di salsiccia pronta pronta che ci aspetta!”
Si diressero di nuovo verso la festa. Quella stessa sera Nora ebbe modo di rifarsi con un ragazzo del gruppo che non ebbe la stessa reazione di Dodo e che le fece scoprire la magia dell’eiaculazione. Qualche giorno dopo, a mente fredda, riuscì anche a capire il motivo di quella reazione e di tutta quella agitazione. Ripresero a frequentarsi come se niente fosse successo e si instaurò una simpatica amicizia.
Ma quella primissima esperienza, quel primo contatto così particolare e fuori dal comune, la fa sorridere di tenerezza ancora oggi, ogni volta che ci ripensa e… ogni volta che le capita di vedere Mary Elizabeth Mastrantonio!

mary-elizabeth-mastrantonio


NOTA: Lo so, ve lo state chiedendo e la risposta è: no, Nora non le assomiglia, ma proprio per niente! 😀

2 pensieri su “Il falò

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