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Miss Nora – Ricominciamo?

INCOMPIUTO… scritto di getto subito dopo il suo predecessore è stato poi abbandonato dove vedete. Conosco la meta ma non so come arrivarci, per ora. Lo condivido sperando di recuperare un filo da seguire.


[PROSEGUE DA MISS NORA – CHE CAMBIAMENTI]

“Nora, cazzo slegami!” Simone è infuriato, respira affannosamente, si agita e tira. Nora cerca di slegare i nodi ma le mani le tremano e non riesce neanche a parlare. In più l’agitazione di Simone non l’aiuta. Alla fine recupera un po’ di lucidità nonostante la situazione concitata. Si alza dal letto e afferra le forbici di sicurezza, recide la corda e libera Simone. Lui si alza di scatto ed esce dalla stanza come un fulmine.
Nora rimane sola, si siede sconsolata sul letto fissando il pavimento. Simone. Con tutti quelli che potevano capitarle, doveva capitarle proprio lui. E avrebbe dovuto riconoscerlo, il suo fisico, le sue labbra, il suo cazzo! Nella mente le torna vivida l’ultima volta che si sono visti, quel momento orribile è marchiato a fuoco nella sua memoria ma in questo anno era quasi riuscita a scostare lo sguardo da quelle immagini dolorose. Non sa cosa dirgli, non sa che fare, rimane così per un tempo che non riesce a calcolare. In automatico comincia a recuperare le sue cose, lentamente le ripone nella borsa. Non vede l’ora di uscire da questa casa e allo stesso tempo sente di dover dire qualcosa. Ma non riesce a fiatare dallo sgomento che la pervade. Si alza e recupera i suoi vestiti, si infila la gonna tirandosela sui fianchi con aria mesta. Continua a leggere

Di Femdom e di altre novità

La foto qui sopra la scelsi per un mio racconto, On the Road. Il tema era la dominazione al femminile, questa immagine mi parve essere proprio calzante per la scena che avevo cercato di descrivere, per visualizzare il rapporto fra la Mistress e il suo slave. Gli sguardi sono profondamente collegati, si percepisce la sottomissione ma al contempo si avverte la cura e l’attenzione che stanno alla base del rapporto di dominazione; non voglio declassare l’immagine ma vista la situazione (collare e guinzaglio), se al posto dell’uomo ci fosse un cane con la sua padrona, credo vedremmo gli stessi sguardi. Trovo sia un’immagine molto tenera e vi assicuro che non è facile trovare immagini di questo tipo quando ci si appresta a curiosare nel mondo del Femdom.

Le immagini che la fanno da padrona (scusate il gioco di parole…) sono quelle che vedono l’uomo sbeffeggiato, umiliato, deriso all’eccesso. Ho visto diversi video e la scenetta è quasi sempre la solita: una o più donne che si prendono gioco dell’uomo di turno, verbalmente e fisicamente. So benissimo che il più delle volte lo slave interessato adora essere trattato così, ma tutto quanto assume un che di posticcio soprattutto perché il più delle volte le domme coinvolte sono pagate e si percepisce la loro totale assenza di coinvolgimento. C’è da aggiungere che dietro alcune Domme con le quali ho avuto modo di parlare si nascondono purtroppo donne che odiano gli uomini, che li disprezzano profondamente e che colgono l’occasione della dominazione per poter dare sfogo al loro odio, alla loro voglia di rivalsa, alla loro misantropia (ho fatto l’esempio opposto parlando di alcuni Dom/Master con i quali mi è capitato di scambiare due chiacchiere nel mio articolo sul BDSM secondo me).
Ho potuto notare però un piccolo spiraglio: esiste la branca così detta della Gentle FemDom (GFD), ho trovato parecchi blog su Tumblr che ne trattano e ho parlato con alcuni di loro. Sono principalmente persone molto giovani, ventenni o giù di lì, e sopratutto non italiani. Credo sia un fenomeno più americano/anglosassone che si sta facendo strada per differenziarsi dal mondo Femdom più classico. Una dominazione che a tratti è molto romantica e tenera pur mantenendo la fermezza e la rigidità necessaria nei momenti clou. Molta attenzione al sub space e all’aftercare da parte della Mistress e in generale un atteggiamento di cura e connessione fra i due ruoli. Continua a leggere

E alla fine arriva Ste – Cap. 5 (Primavera)

Marzo

“Non ci posso credere che finalmente ti sei decisa a buttare quel vecchio trabiccolo di cellulare”.
Nora è sul divano intenta a configurare il nuovo cellulare appena acquistato quando Simone entra nel salone, di rientro da lavoro. Nora gli sposta buste e carte disseminate sul divano per fargli spazio.
“Beh ma sai che ci ero affezionata…”, si sporge per ricevere il suo bacio.
“Sì ho capito, ma da una geek come te non mi aspettavo tanta fedeltà per un modello ormai superato da anni. Se non si fosse accidentalmente frantumato a terra probabilmente non lo avresti cambiato mai…”
Nora si blocca di scatto e fissa Simone con sguardo torvo.
“Mi stai dicendo che non è stato un incidente?”
“Ma certo che è stato un incidente… Ma diciamo che avevo già comprato il buono da regalarti per il compleanno e guarda un po’ che tempismo eh? Solo un po’ in anticipo… hai finito di trasferire tutto?”, Simone si abbandona pesantemente sullo schienale, una mano si infila sotto la maglietta di Nora ad accarezzarle la schiena mentre lei è ancora curva sul monitor.
“Sì quasi… sto finendo di configurarlo.”
“Come è andata la giornata piccola?”
“Bene, intensa… Mi hanno proposto un trasferimento di sede, sai?”
“Davvero? E dove?”
“Milano… Un grosso avanzamento di carriera. Ma non ho voglia di andare a Milano… ci incasineremmo io e te… Dovrei cambiare completamente ambiente…”
“Potrei chiedere anche io il trasferimento, la mia azienda ha una sede a Milano… non credo mi farebbero problemi con tutte le trasferte che faccio… Pensaci meglio, non dire subito di no”
“Non so, non sono per niente convinta. Milano non è proprio la città per me e so che i colleghi là sono molto agguerriti, non ho voglia di giocare al massacro”
“Beh, non rispondere di getto, datti qualche giorno per pensarci… Noi comunque troveremo un modo…”
La mano di Simone si infila nei pantaloni, accarezza lieve i glutei di Nora.
“Ah! Dimenticavo! Ho messo in freezer delle birre artigianali che ho comprato! Corro a toglierle!”, Nora si alza di scatto lanciando il cellulare sul divano. Si dirige in cucina.
“… ne vuoi assaggiare una Simo?”, gli urla dalla cucina mentre ripone le bottiglie sul tavolo. Non riceve risposta e si sporge dalla porta nel momento in cui Simone si avvicina camminando verso di lei.
“Chi è Ste?” Continua a leggere

E alla fine arriva Ste – Cap. 4 (Inverno)

PROSEGUE DAL CAPITOLO 3

Dicembre

Nora è a letto, Simone è appena partito, starà fuori qualche giorno per lavoro prima delle ferie natalizie. Si sente sola nel grande letto disfatto. Accende il cellulare. Legge solo ora la buonanotte di Ste.

Nora: Buongiorno… sei già sveglio?

Dopo pochi istanti vede la doppia spunta di lettura, Ste appare online e poi sparisce di nuovo. Un moto leggero di delusione le attraversa il volto. Ma ecco che torna online.

Ste: sono in giro tes… non posso scrivere. Posso chiamarti? C’è ancora il tuo bel Simone o è già partito?
Nora: sono sola…

Ecco che dopo qualche istante il telefono inizia a squillare, la suoneria di Ste.
“Ciao Ste!” Nora risponde con un grande sorriso.
“Buongiorno tesoro! Che bella voce assonnata…”
“Ahahah! Sì avrei dormito ancora un po’ oggi…”
“Cosa stai facendo? Dai dimmi come sei vestita oggi”
“Sono ancora a letto, non ho voglia di alzarmi… ho ancora mezz’ora prima di arrivare nella zona rossa”
“Zona rossa?”
“Sì, quella che precede il ritardo irrecuperabile.”
“Mah… a volte è difficile capirti, sai? Ma quindi, sei in pigiama? Sotto le coperte? Ancora al calduccio?”
“Mmmhh… sì… e tu? Sei in macchina?”
“Sto arrivando, ho finito il giro, adesso rientro in ufficio, ma sono solo, non ci sono ancora i colleghi…”
“Mmmhhh… bene… Io comincio a togliere il pigiama…”
“Azz… e non hai intenzione di farmi vedere niente?”
Si toglie i pantaloni del pigiama e le mutandine. Scatta una foto agli indumenti e la invia.
“Hey… carine quelle mutandine…”
“Grazie! Ma forse ti piacerà di più la prossima foto”.
Scatta una foto fra le sue gambe. La riguarda prima di inviargliela: la sua figa è socchiusa e madida, lucida, accuratamente rasata, sul monte di venere solo un ordinato triangolino di peluria.
Invia la foto, soddisfatta.
“Cazzo! Vuoi farmi uscire fuori strada! Che foto… meno male sono arrivato. Parcheggio e me la riguardo per bene…. cazzo… è splendida… appetitosa… non sai quanto mi stai facendo tirare il cazzo ora…”
“Eh no, non lo so… sono sempre io che ti mando le foto zozze…”
“Mi becchi sempre… in momenti… sbagliati… piccola… ”
“Che fai?! Cos’è questo fiatone?”
“Sto facendo le… scale… ok… Arrivato! Sono in ufficio… ma tu, che fai? Non starai lasciando quel ben di dio senza attenzioni?”
“Ma no, certo… la sto accarezzando per bene… è molto umida sai? E calda…”
“Mmmhh… quanto darei per accarezzartela… con la lingua…” abbassa la voce, diventa quasi un verso animale. Continua a leggere

Stanca ma non troppo…

“Daddy oggi la tua piccola è così stanca…”
“Lo so, hai lavorato tanto e hai bisogno di riposo”
Eravamo sul divano, io seduto e lei con la testa poggiata sulle mie gambe, le accarezzavo i capelli per lenire la spossatezza, riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti verso la tv.
“Però daddy, io vorrei lo stesso il tuo cazzo in bocca”
“Piccola, sei troppo stanca, meglio se riposi”
“Daddy piano piano? Sto così, col cuscino al posto delle tue gambe e tu mi scopi la bocca? Per favore…”
Me lo chiese in maniera così supplichevole che non potei rifiutarmi.

Le misi due cuscini sotto la testa, tirai fuori il mio cazzo molle e glielo infilai fra le labbra. Lo accolse nella sua bocca calda stuzzicandolo piano con la lingua. Lenti cerchi attorno alla cappella me lo fecero subito indurire. La mia piccola iniziò a mugolare sentendo come reagiva il mio cazzo sotto i colpi abili della sua lingua. Si fermò e tenne la bocca aperta sulla cappella. Capii che era il momento, iniziai piano a scoparla, entravo ed uscivo da quella calda e umida bocca e lei prontamente risucchiava ad ogni movimento facendomi sentire come dentro la sua figa. Gli occhi socchiusi, i mugolii incessanti mi fecero arrivare velocissimo all’orgasmo. Mi fermai più in fondo che potei nella sua gola e scaricai il mio seme. La vidi ingoiare tutto, subito dopo iniziò ripulire il mio cazzo con attenzione.
Sul suo viso l’espressione più pura di felicità.


Nota: questo breve racconto lo scrissi cercando di imitare lo stile del blogger racconti osceni su tumblr. lo riporto qui e vi invito a leggere i suoi piccanti racconti che ora sono anche su wordpress.

BDSM – Quello che non è (secondo me…)

Un post che riguarda me e il mio gironzolare nei meandri del lifestyle. Mi capita, e in passato mi è capitato più spesso, di entrare in contatto con altri Dom su tumblr e dai forum e spesso mi trovo a dover affrontare un punto di vista sul BDSM che decisamente non condivido.

Su Tumblr ho indicato espressamente nel mio about di richiedere il permesso al mio Padrone prima di scrivermi in privato. Devo dire che non lo fa praticamente nessuno, ma la cosa non ci turba, mi scrivono, si chiacchiera e spesso la cosa finisce là. Quando è capitato di voler andare un po’ oltre la chiacchierata gli interessati hanno dovuto chiedere il permesso al mio Padrone.

Di recente è capitato che un utente, prima di scrivere a me, abbia chiesto il permesso al mio Padrone, il primo in assoluto. Il mio Padrone ha accordato una chiacchierata, ha chiesto educazione e di non inviare foto di nudo.
Qui vorrei riportare lo scambio con questo utente per spiegare e puntualizzare quello che ritengo NON sia il BDSM.

UTENTE X – Buonasera, ti scrivo dopo aver contattato il tuo Padrone

Kinkynora – Buonasera

UTENTE X – Ciao a te perversa, come indica il tuo nome. Io sono X o Sir X.

Kinkynora – Molto piacere, io sono Nora

UTENTE X – Come intuibile anche quello, brava. Bel nome.

UTENTE X –  […] Da quanti anni sei in questo mondo e da quanto appartieni al tuo Padrone?

Kinkynora – È tutto qui https://kinkynora.wordpress.com/info/

UTENTE X – Mhmmm schiava distratta… Sei ancora da formare e plasmare. Devi prendere atto del tuo nuovo essere nuovo status

Kinkynora – Sono ancora nuova

UTENTE X – Ma ciò e solo ciò ti rende libera di essere te stessa. Libera di dover dipendere. Lo vedo… una novizia. Ma il percorso che hai scelto è quanto di più vero può unire una coppia.

Kinkynora – vero…

UTENTE X – Senza filtri senza falsità. Premi e punizioni. Vedi sotto un’ottica nuova LA figura di UOMO. Cosa che nelle coppie classiche non c’è. Lì sono ometti. Nella coppia serve polso, superiorità, fermezza!!

Kinkynora – Perdonami, io ora sono molto stanca… Possiamo proseguire domani?

UTENTE X – Chiedimelo per piacere. E continueremo domani con mio sommo piacere. Sono anche io un Master, un Dominatore, un Padrone

Kinkynora – Possiamo proseguire domani la nostra conversazione per piacere?

UTENTE X – Ecco vedi che ora va meglio?

Kinkynora – Sì…

UTENTE X – Augurami domani il buongiorno come io ora do a te la mia buonanotte. Certo schiava continuiamo domani. Lascio la sete di conoscenza sulla tua bocca e secche labbra. Buonanotte. Sir X.

Kinkynora – Buonanotte X, che bellissimo nome

UTENTE X – Conoscendomi scoprirai che non è solo quello di bello in me. Grazie schiava mi fa piacere che ti piace

Kinkynora – A domani

Fin qui una conversazione più o meno normale a parte qualche azzardo che ho percepito (il chiamarmi direttamente schiava, ma ci sta, lo sono e ho sorvolato), il riferirsi alle coppie vanilla con disprezzo (non mi piace essere giudicata e io tendo a non giudicare mai le scelte degli altri e mi infastidiscono molto le generalizzazioni, tra l’altro posso dire di aver incontrato più ometti in questo mio ancora piccolo viaggio nel BDSM che in tutta la mia vita da simil-vanilla…) e sopratutto il fatto di avermi chiesto di cambiare la frase di commiato. Questo il mio Padrone lo ha letto come un mio errore (sì, gli faccio leggere spesso quello che mi scrivo con altri utenti, in questo caso a maggior ragione visto che era partito dal suo permesso), non avrei dovuto “obbedire” alla sua richiesta perché in quel momento non vi era alcun vincolo fra me e lui. Io l’ho letta più come una correzione alla frase. Su questo punto siamo decisamente in disaccordo.

La mattina successiva, presa dalle mie faccende e da mille giri, aspetto il momento giusto per scrivergli con calma ma evidentemente ho aspettato troppo…

UTENTE X – Hai mancato il saluto mattutino e di conseguenza paghi pegno e punizione, schiava nora (sempre minuscolo il tuo nome)

Kinkynora – Scusami… Io ho già un Padrone, stavamo chiacchierando, non capisco il pegno e la punizione… Non credo il mio Padrone ti abbia autorizzato a tanto, mi avrebbe avvisata.

UTENTE X – Prendi l’impegno con un dom e gli impegni vanno portati a termine. Pegno e punizione sono la via maestra della tua educazione alla figura d’Uomo che ti è superiore, dalla quale non puoi far altro che apprendere

Kinkynora – Ripeto, non credo tu sia nella posizione per poter darmi pegni, punizioni, ordini o consegne velate, non so cosa ti abbia detto il mio Padrone ma dubito ti abbia dato tutto questo potere su di me. Eravamo nell’ambito di una conversazione cortese ed educata, conoscitiva, ti avrei salutato appena i miei impegni me lo avessero permesso per proseguire la conoscenza. Se comunque ti senti offeso dal mio comportamento puoi lamentarti con il mio Padrone, ma sappi che mi chiederà di leggere questa conversazione.

UTENTE X – Parlerò con lui, ora dove sei? Cosa fai?

Kinkynora – Parla con Lui, ora ti saluto

L’atmosfera si è scaldata, le incomprensioni si sprecano, l’atteggiamento non è quello giusto. Purtroppo tutto questo mi fa perdere immediatamente interesse nella conoscenza di questa persona (e io sono una grande amante delle nuove conoscenze, mi piacciono le relazioni sociali, sono curiosa e mi piace fare domande).
Ritorna poco dopo da me, dopo aver parlato con il mio Padrone che lo ha liquidato velocemente con male parole.
Torna alla carica da me cercando di avvalorare la sua superiorità portando a testimonianza le due dimensioni ma Nora raramente perde un’occasione per usare le parole giuste al momento giusto…


Di tutta questa storia, dalla quale devo dire son venute fuori anche un po’ di risate, devo purtroppo constatare la presenza di tanti improvvisati nell’ambiente, anzi più che improvvisati sono uomini (il più delle volte ma non solo uomini, anzi, ci sarebbe da aprire un bel capitolo sulle Mistress di cui ho ricevuto testimonianze da uomini con i quali ho avuto modo di parlare… magari sarà argomento di un altro post) che devono in qualche modo mascherare la loro meschinità e la loro pochezza dietro la maschera del Dominante. Trovano nel BDSM l’alibi perfetto per poter spadroneggiare su donne deboli, poco informate o poco sicure di sè. Sono solo dei maschilisti frustrati che associano la schiava o la sub alla figura di donna che loro hanno in testa, nella loro povera testa bacata.

Pegno e punizione sono la via maestra della tua educazione alla figura d’Uomo che ti è superiore, dalla quale non puoi far altro che apprendere

Questa la frase che mi ha fatto più ridere. Questa la conferma del tipo di uomo che mi trovavo davanti.

Il Dominante, per come io vedo la dominazione, non è superiore al sottomesso, non in termini di valore né in termini di genere (perché a questo punto una Mistress sarebbe superiore a un uomo sub? Non credo…). Il rapporto D/s è un rapporto a due, entrambi i ruoli sono necessari l’uno all’altro. Senza il confronto e la compresenza, davvero un Master può dire di essere tale? Per cosa? Perchè ha sul curriculum tot esperienze e le referenze? Certo l’esperienza aiuta, ma credo che ogni rapporto D/s sia una storia a sè perchè sono diversi gli attori e di conseguenza sono diversi i percorsi e l’arricchimento personale. Sì, perchè io non vedo il rapporto e la crescita come unidirezionale, dal Master allo slave. Io sono convinta che entrambi possano guadagnare dal rapporto, il Padrone quanto lo schiavo, ed entrambi abbiano bisogno l’uno dell’altro per sentirsi completi.
Una visione forse un po’ romantica, sicuramente troppo profonda per certe menti semplici che popolano l’ambiente, inaccettabile per menti nelle quali è radicata la figura della donna come essere inferiore che può solo sottomettersi alla grande superiorità dell’uomo, menti vuote guidate solo dal motto dell’italiano medio di Maccio: SCOPAREEEEH!

Alla prossima 🙂

 

L’attesa della schiava

Mi sono preparata come mi ha chiesto. Sono nuda, bendata e ho indossato i tacchi che Lui ama tanto. Mi ha chiesto di mettermi contro il muro, vicino al televisore acceso a volume sostenuto e di aspettarlo dando le spalle alla porta. Mi ha chiesto di indossare anche le cuffiette con la musica alta in modo da non sentirlo arrivare. Le manette, quelle non è stato facile metterle, mi ha chiesto di tenere le braccia dietro la schiena ma non sono riuscita ad agganciarle in quella posizione. Dopo diversi tentativi ho deciso di tenere le braccia davanti a me… So già che questa disobbedienza mi costerà qualche scudisciata, è giusto, non ho rispettato alla lettera le sue disposizioni.
Ho già sentito due canzoni intere della mia playlist. Non so quanto tempo è passato, forse sette minuti, forse meno o forse di più. Mi ha chiesto di mettermi in posizione qualche minuto prima del suo arrivo. Non mi avrebbe avvisato in nessun modo questa volta. Quindi l’attesa è più lunga e indefinita. Ma non sento disagio. So che Lui arriverà e mi guarderà. Controllerà che tutto quello che ha chiesto sia stato eseguito. E poi? E poi mi toccherà, o mi abbraccerà, non lo so. Non so come si paleserà. Io aspetto, con fiducia e serenità. Ho perso il conto delle canzoni che ho sentito. Ho perso la percezione del tempo che ho passato qui in attesa. I piedi nelle scarpe cominciano a farmi male, avrei voglia di muovermi e camminare, ma non posso, devo attendere in questa posizione, come Lui mi ha chiesto. Provo a spostare un po’ il peso su una gamba e poi sull’altra, per poi tornare dritta in posizione. Sento il mio corpo ondeggiare impercettibilmente, avanti e indietro, cerco di fissare l’equilibrio ma non è facile senza punti di riferimento visivi, senza la vista è difficile stare ferma. I polsi nelle manette mi fanno male, provo a ruotare piano per dare un po’ di sollievo ma non posso muovermi più di tanto, forse le ho strette davvero troppo. Ancora un’altra canzone è finita, muovo piano le labbra seguendo il testo, ma Lui non è ancora arrivato. O forse sì, ormai sarà arrivato, forse è proprio alle mie spalle e mi sta osservando, sta controllando che mi comporti come richiesto. Devo stare ferma, in posizione, in attesa. Sì, deve essere dietro di me, forse anche vicinissimo a me, ma non lo sento, non percepisco la sua presenza, due dei miei sensi sono ingabbiati e non ho modo di capire se ci sia o meno. Posso solo attendere, pazientemente che Lui si palesi. No, non sarà contento delle braccia davanti, mi dispiace… Spero non rimarrà troppo deluso. Comincio a sentire caldo. Ho acceso il condizionatore come lui mi ha richiesto eppure sento gocce di sudore fra le gambe, sulle braccia. Ho caldo ma non devo muovermi, non posso muovermi, devo attendere pazientemente, ferma, in posizione.
Un abbraccio all’improvviso nel buio. Le cuffiette mi vengono tirate via. “Sei stata bravissima”.
Eccolo, è Lui, è arrivato. Il mio Padrone è finalmente qui.

schiava