Archivi tag: bed

When doves cry

Uno degli ultimi ordini che mi diede fu di mandargli due foto di me nuda davanti allo specchio, una frontale e una di schiena. La richiesta mi ghiacciò. Già in precedenza mi chiese la stessa cosa ma mi rifiutai. Non potevo rifiutarmi quando me la chiese la seconda volta. Caddi in uno sconforto improvviso. Vergogna. Non di farmi vedere da lui, avevo già mandato tutte le foto possibili distesa sul letto, ma la gravità aiuta quando sei distesa a letto, è tua amica. Quando sei in piedi davanti allo specchio invece… la gravità è spietata.
Sentii subito salirmi le lacrime agli occhi. Provavo vergogna, provavo ribrezzo. Quello specchio, potevo specchiarmici al massimo vestita, velocemente. Ma quando mi capitava di passarci davanti anche solo in intimo evitavo accuratamente di guardarlo, sempre. Lo sguardo altrove, per proteggermi.
Lui invece mi chiese di guardare, guardare il mio corpo nudo in quello specchio, fotografarmi, guardare la foto e inviargliela. Uno sforzo enorme. Per me era uno sforzo insormontabile.

Cercai di arrivare a sera senza pensarci troppo, dovevo farlo di getto, senza starci a riflettere o sarebbe stato troppo angosciante, ci sarei arrivata stremata.
Tornata a casa andai in bagno, mi spogliai completamente e presi il rossetto nero. Mi sdraiai sul letto per scrivere quello che mi aveva chiesto sul mio addome. Lo scrissi al contrario così che uscisse leggibile dalla foto. Scattai la foto. Presi un grosso respiro e mi alzai dal letto. Addosso avevo solo la mia catena e quella scritta. Pochi passi per arrivare davanti allo specchio, lo smartphone pronto per scattare la foto. Inquadro. Non mi piace come la catena si incastra sotto la piega della pancia, la sistemo meglio. Scatto. Mi giro di schiena allo specchio, controllo dallo schermo e scatto. Torno sul letto e controllo gli scatti, velocemente taglio perchè non si veda il viso e invio. Non mi serve osservare a lungo le immagini. So cosa contengono, so come ho ridotto il mio fisico in questi anni. Ma le guardo. Le osservo. Vedo le gambe, grosse, il ginocchio senza forma, le cosce gonfie e segnate dalla cellulite che si allargano ancora di più sotto i fianchi. Il mio monte di venere è appena visibile sotto la piega della pancia, si appoggia sopra, lo nasconde e anche da là si percepisce che è comunque grasso, quel monte di venere è grasso. La mia cicatrice, quella che ha permesso che i miei tre figli venissero al mondo, l’unica cicatrice del mio corpo e della quale io sono davvero orgogliosa, la parte che mi piace di più di me è nascosta sotto quella pancia ripiegata. L’ombelico è informe e schiacciato dalla mole di adipe che scende dallo stomaco. Il seno, le mie mammelle sono adagiate sopra lo stomaco, allungate e segnate da smagliature, solo mantenendole hanno una parvenza di femminilità ma così, sotto l’impietoso effetto della gravità, sono davvero deprimenti da vedere Quelle braccia pendule, quelle spalle strette, tutto così sbagliato.
La foto da dietro è più veloce da osservare ma non meno pietosa. Il culo enorme è segnato dalla cellulite, le gambe si arcuano leggermente verso l’interno per il peso che devono sostenere. La schiena evidenzia qualche segno di adipe con striature in diagonale.
Questo è come mi sono ridotta. E non sono le gravidanze, non sono gli allattamenti. Sono stata io, proprio io a ridurmi così. Consapevolmente o inconsapevolmente non importa. Ora sono così e non mi piace quello che vedo e non riesco ad accettare quello che vedo. La mia mente ha un’altra immagine di me, un’immagine florida e rotonda ma non così sfatta e inguardabile. Odio quello che vedo, mi fa ribrezzo e piango. Piango perchè non riesco ad uscirne, mi sforzo, sono cambiata, non mi faccio più del male ma sembra che questo sarà il mio corpo per sempre, niente potrà cambiarlo. Il mio personale tormento di Sisifo, qualunque sforzo, alimentare e fisico, viene miseramente annientato dalla costante immobilità del mio corpo.
Lui mi risponde mentre piango “Sei bellissima, stupenda” Io lo so che lo pensa sinceramente e lo so che quello che mi ha chiesto me lo ha chiesto in buona fede, ma non riesco a vedermi con i suoi occhi, mi vedo con i miei, ho solo i miei per vedermi e odio, disprezzo quello che vedo.
Il mio Padrone mi scrive “Chiudi tutto e non parlare con nessuno, per un po’, riprenditi” Butto via il cellulare, piango e piango ancora, nuda sul letto. Piano piano mi placo. Mi piace stare nuda. Basta non vedermi, ma la sensazione di stare nuda per casa da sola, con solo la mia catena addoso, mi fa stare bene. Mi placo. Mi rilasso. È passata. Ce l’ho fatta. Ci sono riuscita. Quella sono io, sono quella nello specchio, non quella nella mia mente. Sono quella nello specchio ed è quella immagine che deve cambiare.
Voglio crederci.
Ci credo? Sì, ci credo, una volta ancora.