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E alla fine arriva Ste – Cap. 4 (Inverno)

PROSEGUE DAL CAPITOLO 3

Dicembre

Nora è a letto, Simone è appena partito, starà fuori qualche giorno per lavoro prima delle ferie natalizie. Si sente sola nel grande letto disfatto. Accende il cellulare. Legge solo ora la buonanotte di Ste.

Nora: Buongiorno… sei già sveglio?

Dopo pochi istanti vede la doppia spunta di lettura, Ste appare online e poi sparisce di nuovo. Un moto leggero di delusione le attraversa il volto. Ma ecco che torna online.

Ste: sono in giro tes… non posso scrivere. Posso chiamarti? C’è ancora il tuo bel Simone o è già partito?
Nora: sono sola…

Ecco che dopo qualche istante il telefono inizia a squillare, la suoneria di Ste.
“Ciao Ste!” Nora risponde con un grande sorriso.
“Buongiorno tesoro! Che bella voce assonnata…”
“Ahahah! Sì avrei dormito ancora un po’ oggi…”
“Cosa stai facendo? Dai dimmi come sei vestita oggi”
“Sono ancora a letto, non ho voglia di alzarmi… ho ancora mezz’ora prima di arrivare nella zona rossa”
“Zona rossa?”
“Sì, quella che precede il ritardo irrecuperabile.”
“Mah… a volte è difficile capirti, sai? Ma quindi, sei in pigiama? Sotto le coperte? Ancora al calduccio?”
“Mmmhh… sì… e tu? Sei in macchina?”
“Sto arrivando, ho finito il giro, adesso rientro in ufficio, ma sono solo, non ci sono ancora i colleghi…”
“Mmmhhh… bene… Io comincio a togliere il pigiama…”
“Azz… e non hai intenzione di farmi vedere niente?”
Si toglie i pantaloni del pigiama e le mutandine. Scatta una foto agli indumenti e la invia.
“Hey… carine quelle mutandine…”
“Grazie! Ma forse ti piacerà di più la prossima foto”.
Scatta una foto fra le sue gambe. La riguarda prima di inviargliela: la sua figa è socchiusa e madida, lucida, accuratamente rasata, sul monte di venere solo un ordinato triangolino di peluria.
Invia la foto, soddisfatta.
“Cazzo! Vuoi farmi uscire fuori strada! Che foto… meno male sono arrivato. Parcheggio e me la riguardo per bene…. cazzo… è splendida… appetitosa… non sai quanto mi stai facendo tirare il cazzo ora…”
“Eh no, non lo so… sono sempre io che ti mando le foto zozze…”
“Mi becchi sempre… in momenti… sbagliati… piccola… ”
“Che fai?! Cos’è questo fiatone?”
“Sto facendo le… scale… ok… Arrivato! Sono in ufficio… ma tu, che fai? Non starai lasciando quel ben di dio senza attenzioni?”
“Ma no, certo… la sto accarezzando per bene… è molto umida sai? E calda…”
“Mmmhh… quanto darei per accarezzartela… con la lingua…” abbassa la voce, diventa quasi un verso animale. Continua a leggere

L’attesa della schiava

Mi sono preparata come mi ha chiesto. Sono nuda, bendata e ho indossato i tacchi che Lui ama tanto. Mi ha chiesto di mettermi contro il muro, vicino al televisore acceso a volume sostenuto e di aspettarlo dando le spalle alla porta. Mi ha chiesto di indossare anche le cuffiette con la musica alta in modo da non sentirlo arrivare. Le manette, quelle non è stato facile metterle, mi ha chiesto di tenere le braccia dietro la schiena ma non sono riuscita ad agganciarle in quella posizione. Dopo diversi tentativi ho deciso di tenere le braccia davanti a me… So già che questa disobbedienza mi costerà qualche scudisciata, è giusto, non ho rispettato alla lettera le sue disposizioni.
Ho già sentito due canzoni intere della mia playlist. Non so quanto tempo è passato, forse sette minuti, forse meno o forse di più. Mi ha chiesto di mettermi in posizione qualche minuto prima del suo arrivo. Non mi avrebbe avvisato in nessun modo questa volta. Quindi l’attesa è più lunga e indefinita. Ma non sento disagio. So che Lui arriverà e mi guarderà. Controllerà che tutto quello che ha chiesto sia stato eseguito. E poi? E poi mi toccherà, o mi abbraccerà, non lo so. Non so come si paleserà. Io aspetto, con fiducia e serenità. Ho perso il conto delle canzoni che ho sentito. Ho perso la percezione del tempo che ho passato qui in attesa. I piedi nelle scarpe cominciano a farmi male, avrei voglia di muovermi e camminare, ma non posso, devo attendere in questa posizione, come Lui mi ha chiesto. Provo a spostare un po’ il peso su una gamba e poi sull’altra, per poi tornare dritta in posizione. Sento il mio corpo ondeggiare impercettibilmente, avanti e indietro, cerco di fissare l’equilibrio ma non è facile senza punti di riferimento visivi, senza la vista è difficile stare ferma. I polsi nelle manette mi fanno male, provo a ruotare piano per dare un po’ di sollievo ma non posso muovermi più di tanto, forse le ho strette davvero troppo. Ancora un’altra canzone è finita, muovo piano le labbra seguendo il testo, ma Lui non è ancora arrivato. O forse sì, ormai sarà arrivato, forse è proprio alle mie spalle e mi sta osservando, sta controllando che mi comporti come richiesto. Devo stare ferma, in posizione, in attesa. Sì, deve essere dietro di me, forse anche vicinissimo a me, ma non lo sento, non percepisco la sua presenza, due dei miei sensi sono ingabbiati e non ho modo di capire se ci sia o meno. Posso solo attendere, pazientemente che Lui si palesi. No, non sarà contento delle braccia davanti, mi dispiace… Spero non rimarrà troppo deluso. Comincio a sentire caldo. Ho acceso il condizionatore come lui mi ha richiesto eppure sento gocce di sudore fra le gambe, sulle braccia. Ho caldo ma non devo muovermi, non posso muovermi, devo attendere pazientemente, ferma, in posizione.
Un abbraccio all’improvviso nel buio. Le cuffiette mi vengono tirate via. “Sei stata bravissima”.
Eccolo, è Lui, è arrivato. Il mio Padrone è finalmente qui.

SHIBARI 

Nora striscia annoiata le sue converse union flag a fianco alle Hogan bianche di Francy che hanno un passo decisamente più allegro e spensierato. Al solito Francy sa essere molto convincente o forse Nora difficilmente riesce a dire dei NO risoluti alla sua amica. Tant’è che è stata trascinata letteralmente a questa sottospecie di fiera del wellness, spiritual, oriental-marziana e chi più ne ha più ne metta. Hanno già visitato gli stand delle più grosse scuole di Yoga del paese dove hanno cercato, invano, di aprirle dei chakra. “Credo di essere intasata” è stata la risposta poco elegante della nostra Nora che poco si è curata della faccia schifata della signorina che stava cercando di aiutarla.
Nora è poco spirituale e tanto terrena, queste cose esercitano un fascino fanciullesco su di lei ma non riesce a farsi coinvolgere più di tanto. Francy invece è proprio la preda perfetta, si vorrebbe iscrivere a tutti i corsi!
“Uuuuhh Nora!!! Fanno un’offerta sul corso di meditazione Zen, dai facciamolo insieme, c’è la prima lezione gratuita!!”
“Sì certo, e poi mi molli all’ultimo come l’aquagym Fra?”
“Oh… Ancora con quella storia Nora, non me l’hai mai perdonata eh?” Francy corre verso lo stand del Reiki e si gira verso Nora con espressione interrogativa. Nora aggrotta la frone e declina con la mano, le fa cenno che continua il giro e si ritrovano più avanti.
Prosegue il suo giro da sola e si addentra nella zona relativa alle arti marziali orientali. Le viene affibbiato un volantino per un corso di Tai-chi – Questo lo do a Francy… – uno di Kendo e le spacciano qualche bastoncino di incenso. Nora ficca tutto nella sua borsa a tracolla e continua a camminare. Arriva all’ultimo stand, un po’ isolato dal resto. Ci sono poche persone sistemate in semicerchio davanti. Sembra ci sia una dimostrazione pratica di qualche arte giapponese. Nora, incuriosita, si avvicina e si posiziona dietro al semicerchio. Un uomo giovane dai lineamenti giapponesi sta legando una ragazza dai lunghi capelli lisci e con un bel kimono tradizionale addosso, su toni rossi. Passa le corde attorno al suo corpo con grazie e con una velocità impressionante, le corde scivolano sulla seta del kimono con facilità e stringono segnando il bel corpo della giovane. Nora è arrivata a fine dimostrazione. Il giovane ora inizia a slegare la ragazza con la stessa velocità con la quale ha fatto i nodi, in poco tempo la giovane è libera.
“Qualcuno di voi vuole provare?” Continua a leggere