Archivi tag: leggero

G&G

“Allora? Come è andata? Avete scopato?”
“Hey, ma sei ancora sveglia?”
“Certo che sì, ti stavo aspettando, anzi, pensavo avresti fatto molto più tardi, è solo mezzanotte. Dai cambiati in fretta, voglio che mi racconti tutto quanto!”
Le voci delle due ragazze sono trattenute in bisbigli concitati per evitare di svegliare i genitori che dormono.
Giulia si cambia in fretta e furia cercando di limitare al minimo i rumori, nel buio si sente solo il fruscio degli abiti che scivolano via dal suo corpo.
“Hai fatto? Dai vieni qui dentro il mio letto per un po’”
“Eccomi, arrivo”
Giulia si infila dentro il piumone della sorella, si stringe al suo fianco e si lascia coccolare dal tepore. Si abbracciano e si infilano completamente sotto le coperte, Giada accende il cellulare e la sua luce accecante illumina i loro volti donandogli strane espressioni. Così raggomitolate e chiuse dentro quel letto è come se un po’ tornassero all’origine della loro vita: hanno condiviso lo stesso utero per quasi otto mesi, gemelle identiche e inseparabili ma dai caratteri molto diversi, quasi opposti.
“Dai, racconta? Com’è? Sa scopare bene?”
“Oh dai, non essere così volgare… Abbiamo fatto sesso sì, ma lo sai, è la mia seconda esperienza, che ne so se sa scopare bene… ”
“Beh, insomma dai, sei venuta? È riuscito a farti godere?”
“Boh… non saprei… no, no, non sono venuta, ma mi è piaciuto sì. È stato molto tenero e attento. Tanti preliminari, mi ha anche baciata laggiù, quello mi è piaciuto un sacco!”
“Ah sì, è bello quello sì, anche Marco era bravissimo… ma ti ha infilato la lingua dentro? O solo bacini leggeri?”
“No ma che dici Giada??? Certo, solo dei baci, oddio con la lingua non so se mi piace…”
“Lascia perdere… ti piace, ti piace! E come ce l’ha il cazzo? È grande?”
“Oh dai, ma perché mi fai queste domande? Sì, comunque sì, è grande, più grande di quello di Carlo, molto di più, caspita, quando l’ho visto tutto dritto mi sono spaventata, non pensavo proprio ci potesse entrare… Ho provato anche a prenderglielo in bocca, ma non sono riuscita a metterne molto dentro, giusto la punta. Ce lo ha proprio grosso… Però è stato delicato, mi ha chiesto se era la prima volta, gli ho detto di no, che avevo già fatto con il mio ragazzo quando avevo diciassette anni. Ma lui è stato comunque delicato, è entrato piano piano mentre continuava a baciarmi… e alla fine è entrato tutto quanto, è stato stranissimo sentirmi così piena, con Carlo non mi sono mai sentita così piena”
“Oh cazzo! Deve essere davvero bello grosso, come quello di Giacomo? Te lo ricordi? Te lo avevo fatto vedere… aspetta forse ho una foto qui nel cellulare… eccolo! Così grosso? Guarda il rapporto con la mia mano…”
“Giada… quello suo è più grosso e anche più lungo…” Giulia guarda con attenzione la foto e la sua mano, confermando con un deciso movimento del capo.
“Scherzi? Allora non mi è mai capitato uno così grosso… wow… e davvero non sei venuta?”
“No, ma mi è piaciuto davvero molto… è durato anche parecchio sai? Ho guardato l’orologio due volte, sono stata là sotto almeno venticinque minuti!”
“Oh dai Giulia, ma mentre quello ti scopa tu stai a guardare l’ora!! ahahah!!”. Giada cerca di non soffocare dalle risate tappandosi da sola la bocca per non fare troppo rumore.
“Eh senti… cosa devo dirti, piacevole è stato piacevole, ma a un certo punto mi sono venute le paranoie che si stesse facendo troppo tardi, poi papà lo senti!”
“E vi rivedrete presto?”
“Non lo so, domani forse… oh cavolo! dovevo mandargli un messaggino appena arrivata a casa, per tranquillizzarlo”. Giulia afferra il cellulare e digita velocemente un messaggino di scusa. La sorella le strappa via di mano il cellulare.
“Hey che fai?”
“Dai, fammi giocare un po’, voglio parlarci io… fammelo fare Giuly dai…”. Giada la guarda con sguardo implorante.
“Ma che vuoi fare esattamente?”. Giulia conosce già la risposta e guarda la sorella con aria severa, ma con un sorriso. Continua a leggere

Una sala per due – Cap. 3 Bagnati

PROSEGUE DALLA SECONDA PARTE

“E doccia sia! Andiamo… ”
Nora si alza dal divano, Franco la imita e la segue per la casa.
“Ma è proprio pieno di scatoloni ovunque, sei sicura di essere qui da due settimane?”
“Avevi promesso di non guardare o sbaglio? Ti devo bendare di nuovo?” Nora fa lo slalom fra le scatole sistemate ovunque nel corridoio, Franco segue ipnotizzato il suo corpo nudo che ancheggia fra gli ostacoli.
“No, ti prego… ora preferisco vedere… vedere tutto!”
“Eccoci… la doccia è di fianco alla vasca… ma almeno là dentro non ci sono scatole” Nora sorride e mostra a Franco la doccia e una grande vasca idromassaggio a due posti. Si dirige verso il bidet per rinfrescarsi, davanti agli occhi incuriositi e sorridenti di Franco.
“Ah Norina, idromassaggio! Ti tratti bene!”
“Questo è l’appartamento che mi ha trovato l’azienda Franco… io boh, non sono una grande fan delle vasche, non amo l’acqua e non mi piace starci troppo ammollo, uso la doccia. L’idromassaggio non l’ho neanche provato ancora… ” Nora, finito di lavarsi, si avvicina alla vasca. Franco la raggiunge e la abbraccia da dietro.
“Mmmm… è un guaio questo, Norina… bisogna subito provarlo, metti che non funzioni per bene… meglio appurare… no? Così puoi lamentarti… con l’amministratore… ” Le parla piano vicino all’orecchio mentre lascia lievi baci sul collo e la nuca, le sue mani sui suoi seni trovano i capezzoli e giocano con quei bottoni subito reattivi. Nora si stacca da lui per chinarsi e aprire i rubinetti appoggiandosi con una mano al bordo della vasca. Franco assiste estasiato, la visuale è spettacolare. Lascia le mani sui suoi fianchi e inizia a carezzare la sua pelle. Fra le natiche spunta la base di silicone del plug. La afferra piano e tira fuori il plug per metà per poi infilarlo di nuovo dentro, ripetutamente. Nora, sempre chinata, saggia la temperatura dell’acqua con la mano ma non riesce a trattenere un lieve mugolio di piacere. Franco si inginocchia dietro lei, osserva da vicino la sua figa, imperlata di gocce di piacere, ora, libero dalla benda, può ammirarla. Una lunga fessura fra due labbra gonfie e rosee. Come attirato da un richiamo ancestrale si avvicina per leccare via le prime gocce, con la lingua passa in mezzo alle labbra, le schiude appena per affondare meglio. Con la mano continua a giocare con il plug, Nora si spinge verso di lui e si inarca per aiutarlo in entrambe le sue attività. Franco si afferra a una sua coscia e la tira verso sé, il profumo intenso del suo piacere lo ha catturato in maniera definitiva, toglie il plug e lo butta via, si afferra con entrambe le mani e affonda la sua bocca fra le sue labbra. La lingua impietosa continua a sondare a stimolare, Nora è vicinissima all’orgasmo, butta una mano dietro sé per afferrare i suoi capelli e trattenerlo fra le sue cosce, piccoli sussulti delle anche crescono rapidamente e diventano un movimento oscillatorio fra i gemiti di Nora che viene senza riuscire a trattenersi, le sue urla rimbombano nel bagno semivuoto. Franco rallenta il ritmo e la carezza piano con la lingua, per aiutarla a placarsi, per distendere i muscoli scossi dall’orgasmo.

“… ma Franco… non volevi fare il bagno…”, con il fiato ancora ingrossato dagli ultimi singulti di un orgasmo inatteso quanto veloce…
“Ho spiluccato nell’attesa che la vasca si riempisse…”, con il sorriso soddisfatto a fior di labbra. Di saporite labbra ora.
Entri tranquilla, rilassata, confidente… le bollicine ti scorrono sulla pelle esplodendo in superficie. Reclinata con la testa appoggiata al bordo. L’atmosfera è ovattata, i suoni della strada giungono flebili…

Esco dal bagno. Rincorro i miei pantaloni in mezzo agli scatoloni sparsi: ma che casino c’è!? L’entropia è padrona nel tuo appartamento Nora, penso tra me.
Eccolo: il telefono! Lo accendo: 12 messaggi…. li lascio lì.
Selezione, musica, album: Atom heart Mother… suite perfetta per la nostra serata, per la nostra collezione di suoni diversi che si fondono a creare l’armonia.
La musica mi precede e mi godo, tornando in bagno, il cenno di assenso per la scelta.
Sedermi di fronte a te è tanto naturale quanto stuzzicante: nudo.
Nudo e leggero… a schizzarti acqua sul volto.

“Che vorresti fare?”, mi chiedi discola…
“Vorrei farmene una di venticinque anni Nora…”, raccogliendo il tuo sguardo attonito e perplesso.
“Che stai dicendo?! Scemo….”, non sai cosa aspettarti, o forse sì… il tuo sorriso mi concede fiducia.
“L’unica cosa che manca ora è un bicchierino di rum invecchiato venticinque anni Nora…”, so che non ce l’hai…
“Zacapa va bene?”, no, dico, voi che leggete: quando trovate un pallone, state lì a chiedervi chi l’ha perso o iniziate a giocare sino a che il buio non vi coglie?
“Zacapa al sapor di Nora… è oltre quello che avrei potuto sognare…”
Ti alzi, ti alzi e superando la sponda della vasca in cui mi trovo affondato, appoggi la tua bocca a me, alle mie labbra… mentre la tua mano coglie, tra le bollicine, quanto sia effervescente la voglia che ho di essere, semplicemente, dove sono. Con te.

Continua a leggere

Una sala per due – Cap 2 Contatto

PROSEGUE DALLA PRIMA PARTE

Dopo una lunga passeggiata al chiaro di luna sui Navigli accompagnata da tante chiacchiere e ancora più risate, decidono di tornare a casa. Nora adesso è tranquilla, appollaiata nel sidecar, la brezza umida le solletica il viso. Si sente felice, dopo mesi di solitudine assoluta, nei quali ha tenuto lontani altri uomini che hanno provato ad avvicinarla, uomini reali e uomini virtuali. Ora guarda di sottecchi quello strano e curioso personaggio che è Franco e non può fare a meno di pensare che sì, le piace parecchio e sente che anche lui ha un certo interesse per lei – Alla fine, che ti costa provare? Lasciarti andare… Ne avrei proprio bisogno di lasciarmi andare un po’… Chissà… – Fra questi pensieri arrivano sotto casa di Nora.
“Bene, adesso hai anche questa informazione, sai dove abito. In ventiquattr’ore hai scoperto un sacco di cose di me eh, Franco?” Nora scende dal sidecar e si slaccia il casco per porgerglielo.
“Già… mi manca solo di bere qualcosa con te nel tuo appartamento e allora sì che possiamo definirci intimi!” Le sorride lui avvicinandosi.
“Hey, basta baci improvvisi eh!” Nora mette le mani avanti e cerca di difendersi divertita
“Casa mia è un caos totale, non è praticabile… è pieno di scatoloni ovunque…” E Nora si maledice per non averla resa almeno presentabile.
“Mmmm… Ma io giuro che chiuderò gli occhi e berrò senza guardarmi in giro” Franco è vicinissimo ormai e guarda Nora negli occhi, non ha intenzione di chiudere così la serata.
“Va bene Franco, allora lascia che ti aiuti…” Nora tira via il foulard dal suo collo, lo ripiega per renderlo più sottile e lo avvicina al volto di Franco.
“Ah… Mi vuoi addirittura bendare? Deve essere proprio incasinatissimo questo appartamento!” Franco è sorpreso e divertito allo stesso tempo
“Sì, non posso rischiare che tu veda tutto quel caos… dovrei ucciderti se lo vedessi” Le risponde Nora sforzandosi di mantenere un’espressione seria.
Franco si lascia bendare. Nora lo prende per mano e se lo tira dietro.
“Due scalini…” Annuncia. Franco continua a sorridere divertito, stringe la sua mano e si fa guidare docilmente.
Entrano nel portone. L’appartamento è al primo piano, Nora aiuta Franco a fare gli scalini. Arrivano davanti alla porta. Nora lascia la sua mano per infilare la chiave nella toppa. Sente le mani di Franco, entrambe, salirle sui fianchi e arrivare rapide al suo seno. Si ferma un attimo, la porta già schiusa, si ferma ad assaporare quel contatto lento ma deciso. Sente il suo caldo respiro sul collo, si appoggia mollemente sul suo petto, lui la stringe di più a sé e con le labbra percorre la distanza dal collo alla bocca di lei. Nora si rigira fra le sue braccia, si lascia baciare, si lascia scaldare da quel contatto. Passano qualche secondo così, sull’uscio a baciarsi, ad accarezzarsi i volti, a toccarsi sopra i vestiti, poi Nora lo tira dentro casa, richiudendo subito dopo la porta dietro di loro.

Continua a leggere

Una sala per due – Cap 1 Lo scontro

Agosto, Milano: il deserto ovunque. Si è trasferita in città da sole due settimane. Il nuovo lavoro non le permette di prendere ferie, ci sono delle scadenze da rispettare per i primi giorni di settembre, forse riuscirà a respirare con l’inizio dell’autunno e le sembra ancora così lontano quel momento. Si trova in città da due settimane e Milano le sembra una città fantasma. Il suo trasferimento è coinciso con il grande esodo per le vacanze e ci sono pochissime persone e macchine in giro. In tutta la sede è presente lei ed altre due persone, ed è un bel palazzo di quattro piani.

Sbuffa davanti al monitor, è a buon punto ma vorrebbe proprio finire questo documento noiosissimo. Cerca di concentrarsi ma in testa ha solo voglia di tornare a casa e rilassarsi, deve ancora svuotare diversi scatoloni, comincia a vivere con fastidio la vista del suo appartamento, si sente accampata.
Apre una finestra del browser. Cerca i cinema in città. I film non sono proprio dei più allettanti. – Tarzan oddio, un altro? Anche no… Suicide Squad manco morta, sono una Marvel fan io… Oh! ma… una replica di Deadpool?? Ma, scherziamo? Lo riguardo con molto piacere! Niente di meglio del caro vecchio Wade per distrarmi un po’! Alle 20.40 spettacolo unico. Sono le 19.20, non riesco a tornare a casa… Ma sì, altri dieci minuti di lavoro e poi dritta al cinema! – sorride soddisfatta, sa già che il mercenario chiacchierone riuscirà a risollevarle il morale. E la casa? La casa aspetterà, non sarà certo una notte di casino in più che le rovinerà l’esistenza.

Col suo biglietto in mano, in netto anticipo sullo spettacolo si ferma davanti alla enorme distesa di dolciumi. La tentazione è forte, ha mangiato un panino al volo ma qualche dolcetto ci vorrebbe proprio. – Ma no dai… è tutta robaccia questa, lo sai. Un po’ di popcorn e basta, dai! – Riesce a convincersene e si dirige alla cassa. Però non resiste e prende un bel secchiello di popcorn al caramello – Sono sicura che mi sta per arrivare il ciclo… tutta questa voglia di dolce non si spiega diversamente. – La grande hall è semivuota, solo pochi avventori e tutti sembrano essere interessati alle prime visioni. Significa che forse riuscirà a godersi il suo amato Wade in completa solitudine nella grande sala. Si avvia verso una panchina per attendere l’ingresso in sala. Sta per posare il secchiello sulla panchina quando viene investita letteralmente da un qualcosa di molto veloce. Il secchiello di popcorn vola per aria rovesciando per terra tutto il suo contenuto. Rimane a bocca aperta davanti a quello scempio. Poi si gira verso l’essere colpevole di quel casino.
“Ma dico?! Che modi sono? Guardi che casino ha fatto!”
“Signora sono desolato, stavo andando alla cassa, prima che… mi scusi solo un attimo, la prego, le ricompro tutto io, mi aspetti, ok?” L’uomo scappa via trafelato. Fa giusto in tempo a vedere uno strano tipo coi capelli corti, brizzolati, una maglietta sgargiante.
“Non si disturbi! Io sto entrando in sala!” gli urla dietro le parole e si gira per entrare in sala. Uno sguardo di scuse all’inserviente che prontamente si è messo a ripulire. – Signora? ma come cazzo?… mica sembro una signora, cazzo! – La ragazza le strappa il biglietto e lei si dirige verso la sala 8, con in mano solo la sua bottiglietta di acqua.

– Bellissimo! La sala è tutta per me! Un po’ piccola, ma sempre meglio del salotto di casa. Superschermo… oh wooow! – si siede nel suo posto, esterno alto come sempre, di solito sceglie quei posti perchè non le piace stare incastrata in mezzo alla gente. Ma avendo tutta la sala… Si guarda in giro, non vede arrivare nessuno. Si alza e si piazza proprio in mezzo alla fila. Si sistema nella poltrona mentre partono i filmati promo.

“Un bi…un bi…un biglietto per Suicide Squad…”, estraendo il portafoglio e cercando di rimettermi dentro il polmone che è quasi uscito per la forsennata corsa. Riuscirò ad essere puntuale una volta nella vita?!
“Proiezione iniziata…”, la ragazza ruminante chewing gum dall’altra parte del vetro, con un’empatia pari ad una radiosveglia.
“Perderò i primi minuti, pazienza… Un biglietto, una confezione grande di pop corn e una coca cola…”, dai su, diamoci una mossa!
“Proiezione iniziata e dovrebbe prenderne due di confezioni di pop corn…”. Miss simpatia mi sta prendendo per il culo? Continua a leggere

Al Circo!

Avevano promesso ai bimbi quella serata al circo e si sa, una promessa è una promessa. Ma lei oggi non ne ha proprio voglia di buttarsi in quel tendone puzzolente e sporco. Sceglie attentamente fra la sua collezione di Hogan, quelle più resistenti o quelle che può sacrificare con più leggerezza, dovranno farsi strada fra la segatura e lo sterco di animali. Lei odia davvero indossare scarpe senza tacco, ma è fuori discussione rovinare un paio delle sue splendide décolleté in un luogo simile. Si decide per le nere. Indossa un leggins scuro e una maglia morbida che le arriva a coprire i fianchi. Un ultimo sguardo allo specchio – Oddio che orrore, spero di non incontrare nessuno che mi conosce –
I suoi tre uomini, il marito e i bimbi, sono già in macchina da un po’. È indecisa se dare un’ultima mano di trucco quando sente il clacson, segnale che la pazienza del trio è arrivata al limite. Decide di non tirare oltre, afferra la borsa e scende.

Riescono a trovare posto nelle prime file. I bimbi sono i fibrillazione, felici, movimentati e chiassosi. Apre la serata lo spettacolo dei clown, tre clown vestiti nei colori primari senza parrucche ma con i volti truccatissimi di bianco, corrono nell’ovale per salutare tutto il pubblico e per ricoprirlo di stelle filanti. Marina, che per stare più comoda e meno vicina ad estranei ha deciso di sedersi alla fine della fila, riceve la visita del clown verde. Il pagliaccio si affianca a lei e la guarda di sottecchi. – Non provarci… oddio… cosa vorrà farmi? Davanti a tutti, mi stanno guardando tutti quanti, che imbarazzo… – Marina prova a sorridere timidamente quando incontra lo sguardo del clown, in mezzo al cerone spuntano due occhi neri molto vispi che la fissano, l’espressione del volto però è nascosta abilmente dal trucco che disegna un enorme sorriso fittizio. Marina gli rivolge uno sguardo che chiede compassione. Lui per tutta risposta la investe di stelle filanti spruzzandogliele da una bomboletta a distanza ravvicinata. Il pubblico ride, i bambini ridono. Marina fa buon viso a cattivo gioco, ma lancia uno sguardo fulminante al clown che le fa una pernacchia e si allontana soddisfatto per proseguire il suo spettacolo con i due compagni.

Continua a leggere

ROSITA, LA SIGNORA E IL GIARDINIERE

rosita

Rosita è intenta a pulire le grandi vetrate del salone. Le portefinestre sono ampie, alte, terminano con un arco a tutto tondo ed sono completamente ricoperte di vetri oscurati all’esterno. Una soluzione pratica che evita di utilizzare tende per proteggere la privacy degli abitanti della grande casa, per quanto la privacy sia già abbondantemente salvaguardata dai diversi ettari di giardino che circonda il casolare. Rosita è una ragazza semplice, non sa niente di vetri oscurati e privacy, sa solo che il primo lunedì del mese le toccano quelle quattro enormi distese di vetri che danno proprio sul porticato davanti al giardino.
Dalla sua scala può osservare la padrona di casa intenta in una delle sue attività più frequenti, parlare al telefono e sfogliare riviste sul lettino, sotto il sole. Il giardiniere sta sistemando le grandi siepi di rose poco distanti.
– Certo che non so perchè questo uomo deve stare così a torso nudo, davanti alla signora poi… è davvero uno screanzato! – Rosita è una ragazza giovane ma cresciuta con i rigidi dettami di una famiglia cattolica, molto attenta alla forma e spesso le è capitato di scandalizzarsi nella casa dove lavora a servizio da qualche mese. Ma le hanno insegnato a fare finta di niente davanti a certe stramberie e lei, per lo stipendio, si adatta.
Continua a pulire i vetri, salendo e scendendo dalla scala e osservando di tanto in tanto la scena che le si presenta davanti.
Nota ad un certo punto uno strano movimento. Si blocca per osservare meglio. Il giardiniere si è avvicinato al lettino e ha afferrato la bottiglia di Perrier, si sta versando un bicchiere di acqua. Sembra stia parlando con la signora ma Rosita non riesce a sentire da dietro i grossi vetri. Può solo osservare.
– Ma è davvero un gran maleducato… Rivolgersi alla signora mentre è intenta nei suoi passatempi e poi così conciato. Che vergogna! Ma… che fa? Perchè si avvicina alla signora? – Rosita ormai ha smesso di pulire i vetri, è catalizzata dalla scena, sembra che qualcosa di molto strano stia per accadere. L’uomo si è lavato le mani e ha preso la crema solare, la signora si è disposta di schiena, spostando i lunghi capelli e facendo un po’ di spazio sul lettino. – Oddio… ma non oserà metterle le mani addosso?! – Rosita è sconvolta, la scena è veramente eccessiva per lei, l’idea che quello zotico possa toccare la pelle diafana della signora la fa rabbrividire. Apre la portafinestra ed esce piano nel portico, per avvicinarsi e cercar di capire se ci sia consensualità. Purtroppo le piante non le permettono di sentire quello che i due si dicono. L’uomo continua a spargere la crema sulla schiena della sua signora. Rosita osserva attentamente, vede l’uomo avvicinarsi all’orecchio della donna, sussurrarle qualcosa. Ecco che lei afferra una sua mano e se la infila nel costume, nel seno – Oh Gesù! Signora! che fa? – Rosita è scandalizzata da tanta audacia ma può allo stesso tempo osservare l’espressione sul volto della donna, un’espressione di estasi e godimento. L’uomo ormai le è sopra, si solleva per sbottonarsi i pantaloni Rosita non fa in tempo a chiudere gli occhi, vede il membro eretto e lucido uscire dalla patta poco prima che l’uomo si infili prepotentemente fra le gambe della donna distesa. Rosita è sconvolta, la scena è forte e eccitante, sente girare la testa e uno strano calore salirle dal grembo. Si appoggia a una colonna del porticato, rapita da quell’amplesso che le si offre davanti. Le arrivano gemiti sommessi e sospiri. La sua mano, quasi senza che possa rendersene conto, solleva piano la gonna e si infila fra le sue gambe dove trova il suo sesso caldo e umido. Scosta piano le mutandine e tocca piano il clitoride esposto e turgido. I due sul lettino sono in preda alla passione, l’uomo afferra i fianchi della donna e spinge forte dentro di lei, la possiede con energia e la donna dimostra di gradire con lievi gridolini. Gli occhi socchiusi, la bocca aperta e ansimante, Rosita continua a torturare il suo clitoride facendo espandere onde di piacere su tutto il suo corpo. Le arrivano i versi di lui, animaleschi, gutturali, in un crescendo di passione. Rosita aumenta il ritmo, sente che l’orgasmo, il suo e quello dei suoi ignari attori, è molto vicino, le sue dita premono sempre più insistentemente. Ecco l’uomo si spinge dentro la donna e si blocca proprio mentre lei sta venendo con gridolini frequenti e vicini, un verso animale e un’imprecazione confermano che è venuto dentro di lei. Rosita viene investita dall’orgasmo, l’altra mano va a tappare la bocca per bloccare un gemito. Si appoggia con la schiena alla colonna, quasi per nascondersi alla vista dei due e scivola lenta a terra, gli occhi chiusi, le labbra tremolanti, le gambe cedono, tutto il suo corpo ancora scosso dagli spasimi dell’orgasmo.

 

Nora & Nora

Nora: Ciao… che stai facendo?
Nora: Oh ciao! Sto scrivendo una storia
Nora: Mmm, niente che mi riguardi?
Nora: N-no… non proprio almeno. No, non riguarda te Norina. Ma che hai? Ti sento un po’ giù…
Nora: uff, non chiamarmi Norina, lo sai che non mi piace! Sono un po’ scazzata boh…
Nora: Scusami. Hai voglia di parlarmene? Magari riesco a tirati su il morale…
Nora: Boh… stavo pensando a tutte le cose che mi hai fatto fare in questi racconti. Cazzo non lo so se mi piace come mi hai trattata, anzi non mi piace per niente!
Nora: Hey, calma. Io non l’ho fatto perchè ti voglio male… lo sai Norina, scusami, NORA, è il gioco, sei il mio personaggio principale. Ho seguito un po’ l’istinto all’inizio ma poi ho cercato di tracciare una strada da farti percorrere… ma non ho mai voluto farti del male gratuitamente.
Nora: ma che dici? Vuoi dirmi che farmi torturare da quei tre stronzi per due giorni interi non era gratuito?? Ma hai idea di quello che mi hai fatto passare??
Nora: Oh, tesoro, scusami… ma davvero non era fine a sè stesso, non so come spiegarlo, ogni volta mi tirano fuori sta cosa… ma…
Nora: Non chiamarmi tesoro!! Che palle! Non era fine a sè? E allora a cosa doveva servire tutta quella sofferenza? Mi hai completamente svuotata lo sai? Mi hai annientata spietatamente!
Nora: sì lo so… mi spiace. Dovevo in qualche modo renderti un po’ più attenta, in precedenza nei tuoi racconti eri troppo fiduciosa e scapestrata, serviva un evento forte per farti alzare un po’ la guardia, mi serviva proprio questo momento di shock, per svegliarti e anche per prepararti a qualcosa di nuovo…
Nora: Ma mi stai prendendo per il culo o cosa?? IO ero fiduciosa, IO ero scapestrata?? Sei TU che mi hai sempre descritta così! Mi hai fatto vivere le tue fantasie malate o quelle di altri! Succhiaccazzi di là, addescatrice nei bar, partire a Roma per mettermi nelle mani di uno sconosciuto, le ruote bucate in autostrada… ma me le sono invetata io quelle storie assurde?? Cazzo quando cerchi di offendere così la mia intelligenza mi fai proprio incazzare guarda!
Nora: hai ragione… certo erano storie mie, ma il tuo personaggio e forse anche io, come autrice… avevamo bisogno entrambe di una ridimensionata, non credi?
Nora: Io so solo che mi hai fatto passare cose assurde, e non ho ancora capito perchè me le hai fatte passare! Anche la storia a quattro mani, ma cazzo, finita così di merda? Un finale così esageratamente melodrammatico! Ma certo dovevi prenderla tu in mano e tagliare con l’accetta, mica aspettare di decidere insieme all’altro autore, sia mai che sareste potuti arrivare a un finale più delicato… no certo. Fa tutto Nora, disfa lei quando e come ne ha voglia!!
Nora: Mi sembri troppo caustica però… quella storia andava chiusa, rischiava di trascinarsi o rimanere aperta e invece no, aveva bisogno di una chiusura.
Nora: certo, e chiaramente le hai dato una chiusura di merda! ti piace proprio farmi soffrire vero? Continua a leggere