Archivi tag: racconti brevi

Pensiero stupendo

– Padrone ho mal di testa 😦
– Ma come?… Prendi qualcosa… allora stasera ti riposi ok?
– Va bene…

Procede con la preparazione della cena, un antidolorifico per scacciare via quella dolorosa tensione che le imprigiona testa e cervicale, il tempo umido degli ultimi giorni non ha giovato. Cerca di rilassarsi sul divano mentre il brasato brontola sommessamente nella pentola.

Gli occhi socchiusi, la stanza in penombra, silenzio in tutta la casa. Il cellulare vibra.

– Amore mio ti devo raccontare una cosa incredibile!!
– Dimmi, che succede?

Con un fitto scambio di messaggi le racconta di aver incontrato una vecchia amica. Fra battute e scherzi viene fuori di improvviso che è una Mistress. Lei sorride allo schermo con vera sorpresa. Ricorda il volto di quella donna, la sua eleganza così naturale. Lui continua a scriverle con trasporto, le dice di essersi aperto con lei, le ha raccontato di loro due e del loro rapporto, lei percepisce la gioia e il sollievo di poter parlare con qualcuno di fidato di una cosa così difficile da esprimere ai più. È una bella sensazione e riesce a provarla di rimando.

Torna a casa, accolto dalle braccia della sua schiava che sta terminando di preparare la tavola.
“Come stai? Perché è apparecchiato solo per me?”
“Sto meglio, ma l’antidolorifico… mi ha fatto passare il mal di testa ma mi ha fatto venire mal di stomaco…”
“Ma, lo hai preso a digiuno??”
“Sì Padrone… ho mangiato una cosina ma non deve essere stato sufficiente… Mi preparo una camomilla”

Dopo cena sul divano, lei da un lato e lui dall’altro, alla tv un programma a caso in sottofondo. Distanti ma solo fisicamente riprendono quella eccitante conversazione. Lei domanda curiosa, vuole dettagli, lui risponde a tutto con frizzante euforia. Si sposta per accoccolarsi sulle gambe di lui, poggia la testa sul suo grembo e abbraccia la sua coscia. Continuano a parlare fitto.

“Padrone…”
“Dimmi”
“Sai che non mi fa più male lo stomaco?”
“Ah sì?”

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La Dea – Alidivelluto+Kinkyora

Le collaborazioni sono sempre molto piacevoli e se a scrivere è Kinkynora, che ringrazio, il risultato è assicurato. Dopo il suo racconto per Gola di velluto abbiamo deciso di riprovarci. Questo è il risultato, frutto della sua capacità narrativa e di un mio disegno. Apre gli occhi e si ritrova in un ambiente sconosciuto, oscuro, sente gli […]

via La dea – in collaborazione con Kinkynora — Ali di Velluto

Beh, quando mi si da il LA con immagini così, la fantasia parte a razzo!

Ringrazio tanto Ali di velluto per avermi offerto questa splendida occasione 🙂

G&G

“Allora? Come è andata? Avete scopato?”
“Hey, ma sei ancora sveglia?”
“Certo che sì, ti stavo aspettando, anzi, pensavo avresti fatto molto più tardi, è solo mezzanotte. Dai cambiati in fretta, voglio che mi racconti tutto quanto!”
Le voci delle due ragazze sono trattenute in bisbigli concitati per evitare di svegliare i genitori che dormono.
Giulia si cambia in fretta e furia cercando di limitare al minimo i rumori, nel buio si sente solo il fruscio degli abiti che scivolano via dal suo corpo.
“Hai fatto? Dai vieni qui dentro il mio letto per un po’”
“Eccomi, arrivo”
Giulia si infila dentro il piumone della sorella, si stringe al suo fianco e si lascia coccolare dal tepore. Si abbracciano e si infilano completamente sotto le coperte, Giada accende il cellulare e la sua luce accecante illumina i loro volti donandogli strane espressioni. Così raggomitolate e chiuse dentro quel letto è come se un po’ tornassero all’origine della loro vita: hanno condiviso lo stesso utero per quasi otto mesi, gemelle identiche e inseparabili ma dai caratteri molto diversi, quasi opposti.
“Dai, racconta? Com’è? Sa scopare bene?”
“Oh dai, non essere così volgare… Abbiamo fatto sesso sì, ma lo sai, è la mia seconda esperienza, che ne so se sa scopare bene… ”
“Beh, insomma dai, sei venuta? È riuscito a farti godere?”
“Boh… non saprei… no, no, non sono venuta, ma mi è piaciuto sì. È stato molto tenero e attento. Tanti preliminari, mi ha anche baciata laggiù, quello mi è piaciuto un sacco!”
“Ah sì, è bello quello sì, anche Marco era bravissimo… ma ti ha infilato la lingua dentro? O solo bacini leggeri?”
“No ma che dici Giada??? Certo, solo dei baci, oddio con la lingua non so se mi piace…”
“Lascia perdere… ti piace, ti piace! E come ce l’ha il cazzo? È grande?”
“Oh dai, ma perché mi fai queste domande? Sì, comunque sì, è grande, più grande di quello di Carlo, molto di più, caspita, quando l’ho visto tutto dritto mi sono spaventata, non pensavo proprio ci potesse entrare… Ho provato anche a prenderglielo in bocca, ma non sono riuscita a metterne molto dentro, giusto la punta. Ce lo ha proprio grosso… Però è stato delicato, mi ha chiesto se era la prima volta, gli ho detto di no, che avevo già fatto con il mio ragazzo quando avevo diciassette anni. Ma lui è stato comunque delicato, è entrato piano piano mentre continuava a baciarmi… e alla fine è entrato tutto quanto, è stato stranissimo sentirmi così piena, con Carlo non mi sono mai sentita così piena”
“Oh cazzo! Deve essere davvero bello grosso, come quello di Giacomo? Te lo ricordi? Te lo avevo fatto vedere… aspetta forse ho una foto qui nel cellulare… eccolo! Così grosso? Guarda il rapporto con la mia mano…”
“Giada… quello suo è più grosso e anche più lungo…” Giulia guarda con attenzione la foto e la sua mano, confermando con un deciso movimento del capo.
“Scherzi? Allora non mi è mai capitato uno così grosso… wow… e davvero non sei venuta?”
“No, ma mi è piaciuto davvero molto… è durato anche parecchio sai? Ho guardato l’orologio due volte, sono stata là sotto almeno venticinque minuti!”
“Oh dai Giulia, ma mentre quello ti scopa tu stai a guardare l’ora!! ahahah!!”. Giada cerca di non soffocare dalle risate tappandosi da sola la bocca per non fare troppo rumore.
“Eh senti… cosa devo dirti, piacevole è stato piacevole, ma a un certo punto mi sono venute le paranoie che si stesse facendo troppo tardi, poi papà lo senti!”
“E vi rivedrete presto?”
“Non lo so, domani forse… oh cavolo! dovevo mandargli un messaggino appena arrivata a casa, per tranquillizzarlo”. Giulia afferra il cellulare e digita velocemente un messaggino di scusa. La sorella le strappa via di mano il cellulare.
“Hey che fai?”
“Dai, fammi giocare un po’, voglio parlarci io… fammelo fare Giuly dai…”. Giada la guarda con sguardo implorante.
“Ma che vuoi fare esattamente?”. Giulia conosce già la risposta e guarda la sorella con aria severa, ma con un sorriso. Continua a leggere

Stanca ma non troppo…

“Daddy oggi la tua piccola è così stanca…”
“Lo so, hai lavorato tanto e hai bisogno di riposo”
Eravamo sul divano, io seduto e lei con la testa poggiata sulle mie gambe, le accarezzavo i capelli per lenire la spossatezza, riusciva a malapena a tenere gli occhi aperti verso la tv.
“Però daddy, io vorrei lo stesso il tuo cazzo in bocca”
“Piccola, sei troppo stanca, meglio se riposi”
“Daddy piano piano? Sto così, col cuscino al posto delle tue gambe e tu mi scopi la bocca? Per favore…”
Me lo chiese in maniera così supplichevole che non potei rifiutarmi.

Le misi due cuscini sotto la testa, tirai fuori il mio cazzo molle e glielo infilai fra le labbra. Lo accolse nella sua bocca calda stuzzicandolo piano con la lingua. Lenti cerchi attorno alla cappella me lo fecero subito indurire. La mia piccola iniziò a mugolare sentendo come reagiva il mio cazzo sotto i colpi abili della sua lingua. Si fermò e tenne la bocca aperta sulla cappella. Capii che era il momento, iniziai piano a scoparla, entravo ed uscivo da quella calda e umida bocca e lei prontamente risucchiava ad ogni movimento facendomi sentire come dentro la sua figa. Gli occhi socchiusi, i mugolii incessanti mi fecero arrivare velocissimo all’orgasmo. Mi fermai più in fondo che potei nella sua gola e scaricai il mio seme. La vidi ingoiare tutto, subito dopo iniziò ripulire il mio cazzo con attenzione.
Sul suo viso l’espressione più pura di felicità.


Nota: questo breve racconto lo scrissi cercando di imitare lo stile del blogger racconti osceni su tumblr. lo riporto qui e vi invito a leggere i suoi piccanti racconti che ora sono anche su wordpress.

Al Circo!

Avevano promesso ai bimbi quella serata al circo e si sa, una promessa è una promessa. Ma lei oggi non ne ha proprio voglia di buttarsi in quel tendone puzzolente e sporco. Sceglie attentamente fra la sua collezione di Hogan, quelle più resistenti o quelle che può sacrificare con più leggerezza, dovranno farsi strada fra la segatura e lo sterco di animali. Lei odia davvero indossare scarpe senza tacco, ma è fuori discussione rovinare un paio delle sue splendide décolleté in un luogo simile. Si decide per le nere. Indossa un leggins scuro e una maglia morbida che le arriva a coprire i fianchi. Un ultimo sguardo allo specchio – Oddio che orrore, spero di non incontrare nessuno che mi conosce –
I suoi tre uomini, il marito e i bimbi, sono già in macchina da un po’. È indecisa se dare un’ultima mano di trucco quando sente il clacson, segnale che la pazienza del trio è arrivata al limite. Decide di non tirare oltre, afferra la borsa e scende.

Riescono a trovare posto nelle prime file. I bimbi sono i fibrillazione, felici, movimentati e chiassosi. Apre la serata lo spettacolo dei clown, tre clown vestiti nei colori primari senza parrucche ma con i volti truccatissimi di bianco, corrono nell’ovale per salutare tutto il pubblico e per ricoprirlo di stelle filanti. Marina, che per stare più comoda e meno vicina ad estranei ha deciso di sedersi alla fine della fila, riceve la visita del clown verde. Il pagliaccio si affianca a lei e la guarda di sottecchi. – Non provarci… oddio… cosa vorrà farmi? Davanti a tutti, mi stanno guardando tutti quanti, che imbarazzo… – Marina prova a sorridere timidamente quando incontra lo sguardo del clown, in mezzo al cerone spuntano due occhi neri molto vispi che la fissano, l’espressione del volto però è nascosta abilmente dal trucco che disegna un enorme sorriso fittizio. Marina gli rivolge uno sguardo che chiede compassione. Lui per tutta risposta la investe di stelle filanti spruzzandogliele da una bomboletta a distanza ravvicinata. Il pubblico ride, i bambini ridono. Marina fa buon viso a cattivo gioco, ma lancia uno sguardo fulminante al clown che le fa una pernacchia e si allontana soddisfatto per proseguire il suo spettacolo con i due compagni.

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