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Pervinca

Lo so, dovrei fare le scale, ma oggi non mi va. Sono sette piani, farebbero bene al mio bilancio giornaliero di calorie bruciate, il mio fitbit ne sarebbe davvero contento, ma no, oggi no.
Schiaccio il pulsante per chiamare l’ascensore. Si affianca a me una nube di profumo, arriva prima il profumo della figura umana. Una donna alta, più di me, la guardo di sottecchi. Tacchi molto alti, uno splendido paio di scarpe, molto eleganti e raffinate. Una gonna corta che lascia libere delle bellissime gambe affusolate. Capelli biondi e morbidi che scendono vaporosi sulle spalle e coprono appena il seno, stretto in una leggera camicetta color pervinca. Altro non vedo. Le porte riflettenti dell’ascensore hanno delle zone opache che non mi permettono di vedere altro di lei. Le stesse mie parti le vedo al suo fianco… Siamo proprio una strana coppia messe così vicine.
“Uff… ci mette tanto ad arrivare… è sempre più il tempo che si aspetta che quello che serve per salire… faremmo molto prima a piedi!” Sta parlando con me? Sì, ci sono solo io. Mi volto e le sorrido appena, con espressione comprensiva. Non so davvero cosa aggiungere. La guardo in volto. È davvero molto bella e curata, forse ha più anni di quelli che riesce a dimostrare con il trucco, ma è decisamente molto bella. Gli occhi sono castano chiaro e le labbra hanno una forma molto invitante, evidenziate da una tonalità di rosa molto chiaro e naturale. Ho sempre ammirato le donne che tengono così tanto al loro aspetto ma che allo stesso tempo sembra che lascino tutto al naturale. Non riesco a capire come fanno, veramente. Io ogni volta che provo a truccarmi sembro Sbrirulino ubriaco…
Arriva finalmente l’ascensore. Entro per prima, schiaccio il settimo piano e mi sistemo in un angolo del grande vano. La donna schiaccia il nono e rimane al centro. La posso osservare da dietro. La gonna aderisce perfettamente alle sue curve. La cucitura sottolinea la piacevole curva dei glutei finendo in uno spacco malizioso che si apre e fa intravedere l’interno coscia morbido e ricoperto da delle leggerissime calze a rete finissima. Una lunga linea dritta corre lungo entrambe le gambe e finisce dentro le sue scarpe. Ripercorro tutto il suo corpo, risalgo piano con lo sguardo fino alla sua schiena e alla fine al suo volto. Vedo che mi guarda di sbieco con un sorriso malizioso sulle labbra. Il fatto di essere stata scoperta mi imbarazza parecchio, credo proprio di essere diventata paonazza, cerco di distogliere lo sguardo. I piani passano lenti.
D’improvviso una scossa. Un movimento strano, oscillatorio. Ci guardiamo con preoccupazione appoggiandoci entrambe al reggimano più vicino. Non facciamo in tempo a dire niente, arriva una seconda scossa molto più forte, l’abitacolo oscilla ancora e sbatte forte contro le pareti esterne provocando un rumore assordante, ci stringiamo d’istinto l’una all’altra. La luce va via, l’ascensore si blocca di colpo buttandoci in terra. Si sentono urla dalla tromba delle scale,  agitazione diffusa. Le oscillazioni continuano, forti, ci spostano letteralmente sul pavimento. Ci stringiamo più forte. La sento piangere, non so perchè, cerco di stringerla più forte per tranquillizzarla. Io ho paura ma sento il bisogno di calmarla. Mi allungo come posso, alla cieca cerco il bottone dell’allarme, lo trovo e lo schiaccio. Parte la campanella incessante.
“È… un terremoto?” mi chiede fra i singhiozzi.
“Credo di sì… ma adesso verranno ad aiutarci, stai tranquilla” continuo a stringerla e ad accarezzarle le braccia.
“Ma… potremmo cadere con tutta la cabina… nel vuoto… e morire…” il tono è terrorizzato. Si stringe a me, cerca protezione.
“Non pensarci, davvero… non ha senso, ci agita di più, adesso verranno ad aiutarci. Senti? Le scosse sono terminate… Adesso arriveranno a tirarci fuori”
Le accarezzo il viso che poggia sul mio petto, le asciugo le lacrime. La sento muoversi piano. Una sua mano, me ne rendo conto solo ora, è sul mio seno. La sta muovendo piano a cercare il capezzolo, lo trova e lo tiene piano fra pollice e indice. Sono pietrificata. La situazione è assurda, siamo entrambe in pericolo di vita eppure sento che il mio capezzolo reagisce al suo tocco. E reagisce anche il resto del mio corpo. Nel buio sento il suo respiro, i singiozzi hanno lasciato spazio a un leggero ansimare, sento il tepore del suo fiato sul mio collo. Anche questo contatto mi da brividi, di piacere. La sua bocca si avvicina al mio collo, il contatto mi da una scossa lungo tutta la spina dorsale, mi attraversa l’addome e arriva dritta al mio sesso. Mi sta baciando, le sue labbra mi afferrano teneramente la pelle del collo, sono calde e morbide. Senza riflettere le sollevo il viso verso di me e appoggio le mie labbra alle sue. Sono davvero morbidissime, profumate, dolci. Socchiudo le labbra e sento la sua lingua guizzare dentro la mia bocca, un altro brivido mi devasta, non riesco a trattenere un gemito. Le nostre lingue si incontrano e si scontrano, la sua presa sul mio seno è ora più ferma e decisa, stuzzica con insistenza il capezzolo, con prepotenza si infila sotto la maglietta e raggiunge la pelle. La mia mano senza che riesca a capire come è sul suo interno coscia, risalgo veloce, sento l’elastico dell’autoreggente e finalmente tocco la sua pelle liscia e setosa, indugio un po’ su quella parte di pelle così tenera e delicata e poi salgo ancora e raggiungo le sue mutandine, le sento calde, bagnate. Continuiamo a baciarci, le nostre bocche ansimano e non si staccano. La mia mano scosta il tessuto e arriva al suo sesso, è umido e caldissimo al tatto, la sento gemere al solo contatto, le mie dita scostano appena le labbra e scivolano giù piano, infilandosi senza fatica nel suo antro. Entro ed esco, sento che la sua eccitazione sta salendo, ansima di più “Non smettere…. Ti prego…” riesce a dire fra i sospiri. Il mio pollice arriva al suo clitoride, lo sento teso, lo accarezzo piano ed ecco, viene, il suo corpo è percorso da spasimi leggeri e mi bacia trattenendo un urlo nella mia bocca. Si riprende subito fra le mie carezze. Sento che mi spinge schiena a terra, mi solleva la gonna fin sopra la vita “Ferma… che fai?” Non mi ascolta e infila la sua testa fra le mie gambe, sento la sua bocca sulla mia figa, il tepore del suo fiato mi fa fremere. Ecco, la sua lingua si infila fra le mie pieghe, mi fa gemere piano, mi piace, continua… La lingua si infila dritta e rigida nella mia figa, sento i suoi denti appoggiarsi sul clitoride, mi sta portando al limite, basta così, è troppo forte, no, continua… punto i piedi e mi inarco, lei si tiene salda con le mani alle mie cosce e continua a scoparmi con la lingua. Sento l’orgasmo travolgermi, non riesco a trattenere i gemiti e le urla… Mi accascio, stravolta, lei beve il mio orgasmo e risale piano. Si affianca a me, ci abbracciamo, ci baciamo. Il cuore mi scoppia nel petto.
La campanella continua a suonare incessantemente. Si sentono voci di uomini. “Hey là, nell’ascensore, ci metteremo forse una mezz’ora, state tranquilli”
Siamo tranquille, occhi socchiusi, continuiamo a baciarci lente.

Guardami!

Sono seduta in metro, mi annoio parecchio e il viaggio è ancora lungo… si è appena seduto di fronte a me un uomo, giovane, capelli corti, castano, barba, il naso ficcato nello smartphone. Mannaggia a questi smartphone, un tempo gli uomini mi fissavano appena mi si sedevano davanti. Oggi poi, ho questa splendida maglia di leggerissima seta, i capezzoli sono ben visibili, il reggiseno l’ho lasciato in bagno, volevo proprio essere più che provocante. La minigonna fascia per bene le mie lunghe gambe accavallate, ho scelto il miglior paio di sandali, questi colorati che mi slanciano ulteriormente il polpaccio e mettono in risalto la caviglia sottile fasciando elegantemente il mio bel piedino… ma come è possibile che questo qua non mi abbia notato?!

Ah! ecco, ha spostato per un attimo lo sguardo da quel maledetto aggeggio.
Forse riesco ad arpionarlo… Un colpetto di tosse. Ah! bravo… reagisci.
Mi chino piano verso la mia borsa, lo scollo largo della maglia, data l’angolazione, gli darà la giusta visuale sul mio seno. Eccoli, sento i suoi occhi, si sono infilati per bene dentro la maglia, ha approfittato dell’angolazione, bravo… sei proprio bravo a non farti notare. Mi piacciono i tipi discreti. mi trattengo un po’ in questa posizione, voglio che possa controllare per bene, con tutto il tempo che gli serve. Mi risollevo piano e provo a lanciare uno sguardo fugace verso di lui. Eccolo, distoglie lo sguardo e lo punta di nuovo verso lo smartphone… ma io ti ho visto! Lo so che mi stai guardando, ormai sei mio!

Mi siedo per bene e ora lo fisso attraverso gli occhiali da sole, aspetto solo un suo cenno. Lo so che ormai non ti interessa più quello che stai guardando in quel piccolo schermo. Sei mio ora. Stai palesemente fissando il nulla, non vedi l’ora di sbirciare ancora un po’. Dai, guardami. Dai… Sono qui!
Allora devo fare io la mossa che ti faccia distogliere lo sguardo. Le gambe, accavallate, ora le sistemo per bene, una a fianco all’altra, strette. Eccoti, impercettibilmente sposti lo sguardo sulle mie gambe, ti vedo. Dai, tienilo là. Ho un regalino per te. Dischiudo appena appena. Noto una goccia di sudore che ti imperla la fronte. Mi piace parecchio saperti eccitato, non riesco a vedere la tua patta, ci hai messo sopra quella borsa. Ma lo so che ti sto eccitando. Dischiudo ancora… ancora un po’. La gonna è corta. Apro lentamente, nella direzione dei tuoi occhi. Tienili fissi. Ecco, adesso le pupille reagiscono, lo sguardo sgranato è un chiaro segnale. Le vedi? Le vedi le mie mutandine? No? Beh… certo che no… non le vedi… oggi no, perchè… non ci sono! 🙂